Sentenza n. 20/1971
Questione dichiarata infondata · depositata il 17/02/1971 · relatore Paolo Rossi
Norme in gioco
applicata al caso
usata come parametro
Epigrafe
ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 539 del
codice penale, promosso con ordinanza emessa il 5 dicembre 1969 dal
tribunale di Milano nel procedimento penale a carico di Pirrotti
Napoleone, iscritta al n. 84 del registro ordinanze 1970 e pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 82 del 1 aprile 1970.
Udito nella camera di consiglio del 9 dicembre 1970 il Giudice
relatore Paolo Rossi.
Motivazione
Ritenuto in fatto :
Nel corso di un procedimento penale a carico di Pirrotti Napoleone,
imputato, tra l'altro, del delitto previsto dall'articolo 519,
capoverso n. 1, del codice penale per essersi congiunto carnalmente con
una fanciulla di tredici anni, il tribunale di Milano, con ordinanza
del 5 dicembre 1969, ha sollevato questione di legittimità
costituzionale dell'art. 539 del codice penale - secondo cui non scusa
l'ignoranza dell'età della persona offesa minore di anni quattordici -
in riferimento al principio costituzionale della personalità della
responsabilità penale (art. 27, primo comma, della Costituzione).
Il giudice a quo, non condividendo le argomentazioni addotte da
questa Corte nella sentenza di rigetto n. 107 del 1957, ritiene che
l'art. 27, primo comma, della Carta, abbia attribuito valore
costituzionale al principio nullum crimen sine culpa ed, inoltre, che
l'età del soggetto passivo del delitto di violenza carnale presunta
rappresenti un elemento costitutivo, anziché un presupposto, del
reato.
Nessuna parte si è costituita in questa sede. Considerato in diritto :
Questa Corte è chiamata a decidere se l'art. 539 del codice
penale, secondo cui non scusa l'errore sull'età della persona offesa
dal reato minore degli anni quattordici nel compimento dei delitti
contro la moralità pubblica ed il buon costume, contrasti o meno con
la norma costituzionale che sancisce il principio della personalità
della responsabilità penale.
La questione sollevata è stata già dichiarata infondata dalla
Corte costituzionale con la sentenza n. 107 del 1957 e con l'ordinanza
n. 22 del 1962.
Il preteso contrasto, ora nuovamente denunciato, non sussiste.
Occorre in primo luogo riconoscere che il soggetto attivo dei
delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume ha realizzato
una condotta materiale - nella specie "congiunzione carnale" - che,
essendo posta in essere volontariamente, è con certezza riferibile
all'autore del reato come fatto suo proprio. Pertanto, anche
nell'ipotesi prospettata, il soggetto viene a rispondere sempre ed
esclusivamente per fatto proprio, e la norma che questo prevede è
conforme al principio costituzionale invocato.
D'altro canto la disputa dottrinaria sulla diversa qualificazione
giuridica da attribuirsi, nella teoria del reato, alla età della
persona offesa, non influendo sulla riconosciuta riferibilità della
condotta ipotizzata all'autore del delitto, appare irrilevante ai fini
della soluzione della questione di costituzionalità sollevata.
Dispositivo
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale
dell'art. 539 del codice penale, sollevata, in riferimento all'art. 27,
primo comma, della Costituzione, dal tribunale di Milano con ordinanza
del 5 dicembre 1969.
Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della
Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 febbraio 1971.
GIUSEPPE BRANCA - MICHELE FRAGALI -
COSTANTINO MORTATI - GIUSEPPE
CHIARELLI - GIUSEPPE VERZÌ -
GIOVANNI BATTISTA BENEDETTI -
FRANCESCO PAOLO BONIFACIO - LUIGI
OGGIONI - ANGELO DE MARCO - ERCOLE
ROCCHETTI - ENZO CAPALOZZA - VINCENZO
MICHELE TRIMARCHI - VEZIO CRISAFULLI
- NICOLA REALE - PAOLO ROSSI.
ECLI:IT:COST:1971:20 · Testo integrale dai dati aperti della Corte costituzionale (CC BY-SA 3.0) · scheda sul sito della Corte