Riservatezza

Che cosa sappiamo di te

Poco, e per scelta. Questa pagina dice esattamente quanto: senza rimandi, senza allegati, e senza la formula «potremmo raccogliere», che non vuol dire niente.

Se leggi e basta

Da parte nostra, niente: non c’è nessuno strumento di misurazione del pubblico — né Google Analytics né altri — e i caratteri tipografici sono ospitati sul nostro server, così nemmeno chi li fornisce vede il tuo passaggio.

Un’eccezione però c’è, ed è grossa: gli annunci pubblicitari. Le pagine caricano Google AdSense, che è il modo in cui questo sito si paga il server. È codice di Google, non nostro: mette biscotti propri, può riconoscerti da un sito all’altro e usare quello che sa di te per scegliere che cosa mostrarti. Noi non riceviamo nulla di tutto questo — vediamo solo quanto ci viene accreditato — ma succede sulle nostre pagine, e sarebbe scorretto scriverlo in piccolo.

Prima che gli annunci diventino personalizzati, in Europa, ti viene chiesto il consenso: quella finestra la serve Google, e la tua scelta la conserva lui. Puoi cambiarla quando vuoi dal collegamento che compare in fondo alla finestra stessa, e quello che Google sa di te lo governi su myadcenter.google.com.

Il server annota le richieste che riceve, come fa qualunque server: indirizzo chiesto, momento, esito. Servono a capire se il sito è rotto, e si sovrascrivono da sole. La scelta fra tema chiaro e scuro resta nel tuo browser e non arriva mai a noi.

Se installi il sito come applicazione, le pagine che apri restano copiate sul tuo telefono per poterle rileggere senza rete. Quella copia è tua e sta lì: non ci arriva, e sparisce disinstallando o svuotando i dati del sito. Le risposte generate dall’intelligenza artificiale e le cose che hai salvato non vengono mai copiate.

Se fai l’accesso

Si entra con Google, e a Google chiediamo tre ambiti: openid, email e profile. Servono a fare un’area personale che sappia dire chi sei.

Di te riceviamo e conserviamo, quindi:

  • il nome che hai su Google;
  • l’indirizzo di posta, se Google ce lo dà come verificato;
  • l’immagine del profilo — di quella teniamo solo l’indirizzo, perché la fotografia resta sui server di Google e arriva al tuo browser senza passare da noi;
  • il giorno del primo accesso e quello dell’ultimo.

Non riceviamo altro: né la data di nascita, né i contatti, né il calendario, né i file. Quello che Google consegna è esattamente quello che vedi scritto nella sua schermata di consenso.

L’identificativo con cui Google ti riconosce non lo conserviamo com’è: lo trasformiamo in un’impronta irreversibile, ed è quella a dare il nome al tuo archivio. Google, dal canto suo, sa che sei entrato qui — è lui che ti riconosce. Quel passaggio segue le sue regole, non le nostre.

Che cosa finisce nei preferiti

Solo quello che aggiungi tu premendo il cuore:

  • il testo della ricerca, o il nome dell’articolo;
  • l’indirizzo della pagina, per riportartici;
  • la spiegazione generata dall’intelligenza artificiale, se hai scelto di tenerla;
  • il giorno in cui l’hai messo da parte.

Non teniamo traccia di che cosa leggi o cerchi: nell’archivio finisce quello che scegli tu, e nient’altro.

Come vuoi vedere il sito

Nel conto finiscono anche le due scelte d’aspetto: il tema — chiaro, scuro, o come il tuo dispositivo — e la dimensione del testo. Stanno lì per una ragione sola: ritrovare il sito com’è a casa quando lo apri dal telefono, senza doverlo ridire.

Le stesse due scelte restano anche nella memoria del tuo browser, dove stavano già prima che l’accesso esistesse: è quello che le fa arrivare corrette al primo istante, prima ancora che il sito sappia chi sei. Non servono a riconoscerti e non vanno da nessuna parte.

I due cookie

Sono tecnici, indispensabili al servizio che hai chiesto, e per questo non ti chiedono un consenso che sarebbe finto (art. 122 del Codice privacy).

  • rl_sessione — dice al sito che sei tu. Dura trenta giorni, o finché non premi «esci».
  • rl_avvio — vive i cinque minuti fra la partenza verso Google e il ritorno, e serve a impedire che qualcun altro concluda al posto tuo un accesso iniziato da te.

Entrambi sono leggibili solo dal server e non viaggiano verso altri siti.

Quando chiedi una spiegazione

Il tasto che genera la spiegazione manda la tua domanda e il testo degli articoli a un servizio esterno, OpenRouter, che fa girare il modello e lo inoltra a sua volta a chi lo esegue. Se quel servizio non risponde, la risposta viene scritta da un modello che gira sul nostro stesso server e non esce di lì.

Non mandiamo insieme alla domanda nulla che ti riguardi: né la sessione, né l’impronta, né l’indirizzo da cui scrivi. Ma la domanda in sé la stai mandando fuori, ed è giusto che tu lo sappia prima di scriverci dentro il nome di qualcuno o i dettagli di una vicenda vera.

I tuoi diritti

Nella tua area hai tutto in mano, senza scrivere a nessuno e senza aspettare risposta: il tasto per togliere un preferito, quello per toglierli tutti, quello per scaricare in un file tutto ciò che l’archivio contiene su di te — profilo, preferiti, spiegazioni conservate e preferenze, così com’è scritto sul disco — e quello per cancellare il conto. Cancellare il conto fa sparire nome, indirizzo, immagine, preferenze e preferiti: non teniamo una copia «per sicurezza» e non c’è un cestino da cui ripescare.

Il regolamento europeo ti dà il diritto di sapere che cosa conserviamo, di chiederne copia, di correggerlo, di cancellarlo e di opporti al trattamento: si scrive a info@ratiolegis.it. Se ritieni che qualcosa non vada, puoi rivolgerti al Garante per la protezione dei dati personali. Il presupposto giuridico è l’esecuzione del servizio che hai chiesto tu (art. 6, par. 1, lett. b del Regolamento UE 2016/679).

Chi risponde di tutto questo

Titolare del trattamento: RatioLegisprogetto personale, non una società. Si scrive a info@ratiolegis.it.

Il sito sta su un server in Unione europea. Non comunichiamo dati ad altri, con la sola eccezione della domanda che parte verso il modello quando chiedi una spiegazione. Non vendiamo niente a nessuno: non c’è niente da vendere.