Sentenza n. 34/1957
Questione dichiarata infondata · depositata il 26/01/1957 · relatore Giuseppe Cappi
Norme in gioco
usata come parametro
Epigrafe
ha pronunziato la seguente SENTENZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 158 T.U.
leggi di p.s. approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773, promosso con
l'ordinanza 30 aprile 1956 del Pretore di Venasca nel procedimento
penale a carico di Nicino Cecilia, Bonetti Domenico, Ricciardelli
Vincenza, Giolitti Maria e Pallo Domenico, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica n. 181 del 31 luglio 1956 ed iscritta al n.
217 del Reg. ord. 1956.
Vista la dichiarazione di intervento del Presidente del Consiglio
dei Ministri;
udita nell'udienza pubblica del 19 dicembre 1956 la relazione del
Giudice Giuseppe Cappi;
udito il sostituto avvocato generale dello Stato Raffaele Bronzini.
Motivazione
Ritenuto in fatto :
Il 30 aprile 1956 si svolse avanti al Pretore di Venasca il
dibattimento a carico di Nicino Cecilia, Pallo Domenico, Bonetti
Domenico, Ricciardelli Vincenzo, Giolitti Maria, imputati:
"La prima: a) del reato p. e p. dagli artt. 110, 112, n. 1, Cod.
pen. e 158 T.U. legge di p.s. approvato con R.D. 18 giugno 1931, n.
773, per essere, in concorso con gli altri quattro, espatriata in
Francia clandestinamente e senza essere munita di passaporto o di
documento equipollente, attraverso un valico della strada Valanta di
Pontechianale, l'8 ottobre 1955;
b) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 112, n. 1, 61, n. 2, e 570
Cod. pen., per essersi in concorso con gli altri quattro, serbando una
condotta contraria all'ordine e alla morale famigliare, tenendo
relazione adulterina con Pallo Lorenzo e abbandonando il domicilio
domestico, sottratta agli obblighi di assistenza morale concernenti la
sua qualità di coniuge ed avendo commesso il fatto per commettere
quello sub a: in Verzuolo dall'8 ottobre 1955.
"Gli altri: c) di concorso nei reati commessi dalla Nicino
(articoli 110, 112, n. 1, 61, n. 2, 570 Cod. pen., e 158 T.U. legge di
p.s. ), per avere aiutato e favorito sia l'espatrio che l'abbandono del
tetto coniugale della Nicino, il Pallo istigandola a fuggire, il
Bonetti accompagnandola fino al confine attraverso la strada Valanta,
il Ricciardelli e la Giolitti accompagnando la stessa in macchina da
Verzuolo a Pontechianale, essendo tutti consapevoli delle intenzioni
della Nicino ed avendo concorso nella consumazione dei reati in numero
di cinque".
Della Nicino e del Pallo fu dichiarata la contumacia.
Il Pretore pronunciò la seguente ordinanza - 30 aprile 1956 -
regolarmente notificata il giorno 11 giugno 1956, comunicata ai
Presidenti delle due Camere del Parlamento e pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica:
"Sull'istanza avanzata dalla difesa degli imputati di sospensione
del dibattimento e di invio degli atti alla Corte costituzionale per la
questione di illegittimità costituzionale dell'art. 158 T.U. legge di
p.s. approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773, in relazione all'art.
16, secondo comma, della Costituzione;
considerato che l'eccezione di incostituzionalità può essere
rigettata dal giudice ordinario soltanto quando si appalesa
manifestamente infondata, mentre, in caso contrario, l'esame su tale
questione è riservato esclusivamente alla Corte costituzionale;
atteso che, nel caso di specie, l'eccezione non può dirsi
manifestamente infondata;
ritenuto che il presente giudizio, per ciò che attiene al reato di
cui al capo a) non può essere definito indipendentemente dalla
risoluzione della questione di legittimità costituzionale; che per
ciò che concerne l'altro reato addebitato agli odierni giudicabili,
trattandosi di reato connesso, una decisione separata sarebbe contraria
agli interessi dei prevenuti stessi e come tale si appalesa inopportuna
una separazione dei giudizi; p. t. m., visto l'art. 23 legge 11 marzo
1953, n. 87, sospende il dibattimento e dispone la trasmissione degli
atti alla Corte costituzionale".
Avanti alla Corte non si costituì nessuna delle parti. Fece atto
di intervento il Presidente del Consiglio dei Ministri rappresentato e
difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, la quale presentò
deduzioni e memoria e discusse oralmente la causa, concludendo piacesse
alla Corte "dichiarare la piena validità ed efficacia della norma
impugnata, non sussistendo alcuna incompatibilità tra questa e l'art.
16 della Costituzione". Considerato in diritto :
1. - L'art. 158 T.U. legge di p.s. dispone:
"Chiunque, senza essere munito di passaporto o di altro documento
equipollente a termini di accordi internazionali, espatrii o tenti di
espatriare, quando il fatto sia stato determinato, in tutto o in parte,
da motivi politici è punito con la reclusione da due a quattro anni e
con la multa non inferiore a lire 160. 000.
"In ogni altro caso, chiunque espatri o tenti di espatriare senza
essere munito di passaporto è punito con l'arresto da tre mesi ad un
anno e con l'ammenda da lire 16. 000 a lire 48. 000.
"È autorizzato l'uso delle armi, quando sia necessario, per
impedire i passaggi abusivi attraverso i valichi di frontiera non
autorizzati".
L'art. 16 della Costituzione è del seguente tenore:
"Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in
qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la
legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.
Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
"Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica
e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge".
2. - La questione di legittimità costituzionale non può riferirsi
che al secondo comma dell'art. 158 leggi di p.s. : mentre del delitto
previsto dal primo comma è elemento costitutivo il motivo politico
dell'espatrio: di questo motivo non è cenno nel capo di imputazione,
dal quale risulta anzi un motivo diverso. Si aggiunga che il primo
comma configura un' ipotesi di delitto, della quale, in ragione
dell'entità della pena comminata, il Pretore non sarebbe stato
competente a conoscere e, quindi, neppure ad occuparsi della questione
di legittimità costituzionale in riferimento a tale primo comma.
3. - La Corte ritiene che non sussiste contrasto fra il secondo
comma dell'art. 158 legge di p.s. e l'art. 16 della Costituzione e che
pertanto la questione di legittimità costituzionale proposta dal
Pretore di Venasca coll'ordinanza sopra trascritta deve dichiararsi
infondata.
L'art. 16 della Costituzione sancisce nel primo comma la libertà
di circolazione del cittadino, aggiungendo però che la legge può in
via generale ed esclusa ogni restrizione determinata da ragioni
politiche - stabilire delle limitazioni a tale libertà.
Per quanto riguarda il caso che interessa la presente controversia,
il secondo comma dell'art. 16 dice che "ogni cittadino è libero di
uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli
obblighi di legge". La Corte ritiene che tra questi obblighi che la
legge può imporre possa essere compreso anche l'onere di munirsi di
passaporto. La legittimità costituzionale di questo onere risulta da
ciò che allo Stato non può non riconoscersi il diritto di
disciplinare l'espatrio del cittadino, in relazione ai molteplici
interessi di carattere generale che lo Stato, in base alla Costituzione
e nell'interesse anche dei singoli cittadini, ha il dovere di tutelare.
Dispositivo
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara non fondata la questione proposta con ordinanza 30 aprile
1956 del Pretore di Venasca sulla legittimità costituzionale del
secondo comma dell'art. 158 del T.U. delle leggi di p.s. approvato con
R.D. 18 giugno 1931, n. 773, in riferimento all'articolo 16, secondo
Comma, della Costituzione.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 23 gennaio 1957.
ENRICO DE NICOLA - GAETANO AZZARITI -
GIUSEPPE CAPPI - TOMASO PERASSI -
GASPARE AMBROSINI - ERNESTO
BATTAGLINI - MARIO COSATTI -
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI -
GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - ANTONINO
PAPALDO - MARIO BRACCI - NICOLA
JAEGER - GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO
PETROCELLI - ANTONIO MANCA.
ECLI:IT:COST:1957:34 · Testo integrale dai dati aperti della Corte costituzionale (CC BY-SA 3.0) · scheda sul sito della Corte