Sentenza n. 54/1982
Questione dichiarata infondata · depositata il 03/03/1982 · relatore Alberto Malagugini
Norme in gioco
applicata al caso
usata come parametro
Epigrafe
ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale degli artt. 80,
commi tredicesimo, quindicesimo e sedicesimo del d.P.R. 15 giugno
1959, n. 393 (codice della strada) così come modificato dall'art. 2
della legge 14 febbraio: 1974, n. 62, nonché degli artt. 83, comma
quinto, 87, comma quinto e 94 e o stesso codice, promossi con ordinanze
emesse dal Tribunale di Larino il 24 settembre 1975, dal Pretore di
Brunico il 7 agosto 1976, dal Pretore di Milano il 7 marzo 1977, dal
Pretore di La Spezia il 10 maggio 1977, dal Pretore di Lecce il 31
maggio 1978, dal Pretore di Putignano il 30 giugno 1977, dal Pretore di
Lanzo Torinese il 17 maggio 1979, dal Pretore di Chieri il 18 marzo
1980, dal Pretore di Lecce il 10 novembre 1980 e dal Pretore di Cairo
Montenotte il 28 ottobre 1980, rispettivamente iscritte al n. 482 del
registro ordinanze 1975, al n. 646 del registro ordinanze 1976, ai nn.
202 e 361 del registro ordinanze 1977, ai nn. 495 e 547 del registro
ordinanze 1978, al n. 680 del registro ordinanze 1979, al n. 457 del
registro ordinanze 1980 ed ai nn. 88 e 99 del registro ordinanze 1981 e
pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 313 del 1975,
n. 321 del 1976, nn. 148 e 265 del 1977, nn. 17, 31 e 332 del 1979, n.
242 del 1980 e nn. 123 e 130 del 1981.
Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei
ministri;
udito nell'udienza pubblica del 10 dicembre 1981 il Giudice
relatore Alberto Malagugini;
udito l'avvocato dello Stato Giuseppe Angelini Rota, per il
Presidente del Consiglio dei ministri.
Motivazione
Ritenuto in fatto :
1. - Nel corso di un procedimento penale a carico di Graziano
Antonio, imputato del reato di cui all'art. 2, tredicesimo comma della
legge 14 febbraio 1974, n. 62 (guida senza patente), il Tribunale di
Larino - rilevato che trattavasi di militare autorizzato alla
conduzione di veicoli militari - sollevava d'ufficio, con ordinanza del
24 settembre 1975 (r.o. 482/75), questione di costituzionalità
dell'art. 2, quindicesimo comma, della legge predetta, ai sensi del
quale è sanzionato come illecito amministrativo, e non più come
reato, il fatto di chi guida senza patente pur avendo sostenuto con
esito favorevole gli esami di idoneità prescritti dall'art. 85 del
C.d.S. Tale norma, ad avviso del Tribunale, sarebbe in contrasto col
principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost., in quanto non prevede
(come illecito depenalizzato) anche l'ipotesi del militare che, pur
avendo sostenuto gli esami di idoneità di cui all'art. 94 C.d.S. -
assimilati a quelli di cui all'art. 85 - non abbia ancora ottenuto la
conversione della patente militare in patente civile. D'altra parte
l'applicazione a tale ipotesi della disposizione in questione non
sarebbe possibile, in quanto occorrerebbe estenderla per analogia, il
che è precluso in sede penale.
L'Avvocatura dello Stato, intervenuta in rappresentanza del
Presidente del Consiglio dei ministri, contestava l'esattezza del
presupposto da cui muove l'ordinanza, che cioè la situazione del
militare munito di patente militare sia identica a quella del civile
che abbia sostenuto con esito favorevole gli esami di guida.
Quest'ultimo, infatti, prima di sostenere tali esami deve dimostrare di
possedere i requisiti di età in relazione alle varie categorie di
veicoli stabiliti dall'art. 79 C.d.S., i requisiti psico-fisici,
psico-tecnici e attitudinali, previsti dall'art. 81 stesso codice (e
relative norme regolamentari) e i requisiti morali indicati nel
successivo art. 82, primo comma. Il militare, invece, non essendo
assoggettato a tali disposizioni ai fini del rilascio della patente
militare (art. 94, quarto comma), dovrà dimostrare l'esistenza dei
suddetti requisiti in sede di rilascio, senza esame di idoneità, della
patente civile. Mentre quindi nel primo caso dopo l'esito favorevole
dell'esame non vi sono motivi per ritenere che la patente non sarà
concessa, nel secondo tali motivi sussistono: e questa differenza
giustifica pienamente la diversa sanzione riservata dalla legge alle
due situazioni.
Ma ad avviso dell'Avvocatura, anche se le due situazioni fossero
identiche, la questione sarebbe infondata, in quanto la norma dell'art.
2, comma quindicesimo, della legge 62/74 potrebbe ben applicarsi ad
entrambe, non ostando a ciò la preclusione dell'interpretazione
analogica in sede penale. E ciò sia perché, argomentando a maiori ad
minus, si deve ritenere equiparata quoad poenam alla fattispecie
espressamente prevista quella di chi, avendo conseguito la patente
militare, ha effettuato una pratica di guida ben più ampia di quella
sufficiente al superamento del normale esame di idoneità; sia perché,
se anche fosse necessaria un'interpretazione analogica, questa non
sarebbe affatto vietata dall'art. 14 delle preleggi, "non trattandosi
di norme incriminatrici" e non essendo preclusa in materia penale
l'analogia in bonam partem.
2. - Con ordinanza del 7 agosto 1976 (r.o. 646/76) emessa nel
procedimento penale a carico di Mair Iosef - titolare di patente
militare ed imputato del reato di guida senza patente (art. 80,
tredicesimo comma d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393 come modificato
dall'art. 2 legge 14 febbraio 1974, n. 62) - il Pretore di Brunico
sollevava, in riferimento all'art. 3, primo comma Cost., questione di
legittimità costituzionale dell'art. 94 C.d.S., nella parte in cui
prevede che la patente militare abilita soltanto alla guida dei veicoli
in dotazione alle Forze Armate ed ai Corpi armati dello Stato.
Premesso che la normativa originaria del C.d.S. prevedeva nel
titolo VII, sotto la rubrica "disposizioni speciali" due tipi di
patente considerati, evidentemente già per la loro collocazione,
simili - e cioè la patente militare (art. 94) e la patente rilasciata
da uno Stato estero (art. 98) - e che la guida di un veicolo al di
fuori delle ipotesi contemplate era in entrambi i casi punita come
guida senza patente ex art. 80, comma nono del predetto codice, il
Pretore rilevava che con la novella 14 febbraio 1974 n. 62 (art. 80,
sedicesimo comma modificato) la guida con patente estera è stata
trasformata in illecito amministrativo - sanzionato col pagamento di
una somma da L. 25.000 a 40.000 - mentre è restato reato il fatto di
guidare con patente militare un veicolo non militare (arresto da 3 a 6
mesi e ammenda da L. 25.000 a 100.000). Con ciò, ad avviso del giudice
a quo, si è venuta a creare una disparità di trattamento tanto più
ingiustificata in quanto, "semmai una delle due situazioni dovesse
essere considerata meno contraria all'ordinamento, essa sarebbe
certamente quella de qua, dato che la patente militare viene pur sempre
rilasciata da una autorità statuale".
Intervenendo nel giudizio così instaurato, l'Avvocatura dello
Stato, ricordava innanzitutto che l'art. 2 legge 62/74 era stato
adottato per adeguare l'art. 80 C.d.S. al regolamento 25 marzo 1969 del
Consiglio della CEE; e che per antica giurisprudenza (condivisa da
questa Corte con la sentenza 121/73) l'art. 98, primo comma C.d.S. -
"secondo cui i conducenti muniti di patenti di guida o di permesso
internazionale rilasciati da uno Stato estero possono guidare in Italia
autoveicoli e motoveicoli delle stesse categorie per le quali è valida
la loro patente o il loro permesso - era applicabile soltanto ai
conducenti in circolazione internazionale e cioè ai conducenti,
italiani e stranieri, che fossero residenti in uno Stato estero e
avessero passato la frontiera per trascorrere in Italia brevi periodi
di permanenza.
Tale norma era quindi inapplicabile ai cittadini italiani che, pur
muniti di patenti rilasciate da uno Stato estero, per essere residenti
in Italia, non erano in circolazione internazionale, e che erano quindi
considerati come i normali conducenti senza patente.
Tale situazione è sembrata ingiusta al legislatore del 1974,
specie in considerazione del fatto che il rilascio delle patenti di
guida è oggetto di una legislazione uniforme da parte di diversi
Stati, in quanto frutto di ripetuti accordi internazionali, onde in
ogni caso i presupposti per il rilascio delle patenti da parte dei
singoli Stati sono identici fra loro.
In conseguenza di ciò, col comma sedicesimo dell'art. 2 legge n.
62 del 1974, la guida di un autoveicolo in Italia da parte di chi,
munito di patente rilasciata da uno Stato estero abbia stabilito la
propria residenza in Italia e non abbia ottenuto la corrispondente
patente italiana, è stata considerata come un semplice illecito
amministrativo".
Ciò premesso, l'Avvocatura osservava che la situazione di
quest'ultimo è diversa da quella del militare munito di patente
militare. Costui, infatti, non ha previamente dimostrato di possedere i
requisiti di età, psico-fisici, psico- tecnici, attitudinali e morali
prescritti dagli artt. 79, 80 e 82 C.d.S., mentre chi è munito di
patente civile rilasciata da uno Stato estero ha già ottemperato a
tali prescrizioni, trattandosi di "norme che corrispondono ad una
legislazione uniforme dei diversi Stati".
Ma, anche se le due situazioni fossero identiche, ad avviso
dell'Avvocatura sarebbe applicabile ad entrambe l'art. 2, sedicesimo
comma, legge 62/74 non essendo nel caso in questione vietata
l'interpretazione analogica, perché non si tratta di una norma
incriminatrice e perché l'analogia in bonam partem non è preclusa in
materia penale.
3. - Questione analoga a quella di cui al punto 1) veniva altresì
sollevata dal Pretore di Milano con ordinanza del 3 marzo 1977 (r.o.
202/77) emessa in un procedimento a carico di Palesi Luigi, imputato
del reato di cui all'art. 87, quinto comma, C.d.S. per aver guidato
un'autovettura benché in possesso di patente di categoria A. Premesso
che costui risultava munito di patente militare (di cui chiese la
conversione in patente civile successivamente al fatto) il Pretore
contestava l'indirizzo interpretativo della Corte di Cassazione
sull'inapplicabilità in tal caso della nuova disciplina dettata dalla
legge 62/74 per chi guidi senza patente ma dopo l'esito favorevole
dell'esame di guida: indirizzo fondato sull'argomento per cui la
conversione della patente militare in civile non è atto dovuto, ma
discrezionale, subordinato, cioè, all'accertamento dei requisiti di
cui agli artt. 81 e 82 C.d.S. Ad avviso del Pretore il rilascio della
patente è in entrambi i casi provvedimento discrezionale, e non
dovuto, né vi sono differenze tra le due situazioni sotto il profilo
dell'idoneità alla guida (se non, casomai, a favore del titolare di
patente militare, che ha al riguardo maggiore esperienza). Di qui il
(ritenuto) contrasto con l'art. 3 Cost. degli artt. 80, tredicesimo
comma, 87, quinto comma e 94 del C.d.S.
Nel giudizio così instaurato interveniva l'Avvocatura dello Stato,
la quale ribadiva le considerazioni già esposte al punto 1),
aggiungendo che, col rilievo relativo alla maggiore idoneità tecnica
del titolare di patente militare rispetto a chi ha solo sostenuto gli
esami di idoneità, non si viene a sollevare una questione di
legittimità costituzionale, bensì si muove una critica alla legge e
precisamente al modo in cui il legislatore ha esercitato il proprio
potere discrezionale.
4. - Analoghe questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2,
quindicesimo comma, della legge 14 febbraio 1974, n. 62, sempre in
riferimento all'art. 3, primo comma, Cost., venivano successivamente
sollevate:
a) dal Pretore di La Spezia con ordinanza 10 maggio 1977 emessa nel
procedimento a carico di Manfredi Maurizio (r.o. 361/77);
b) dal Pretore di Lecce con ordinanza del 31 maggio 1978 emessa nel
procedimento a carico di Portulano Giampaolo, titolare di patente di
cat. A oltreché di patente militare (r.o. 495/78);
c) dal Pretore di Putignano con ordinanza del 3 giugno 1977 emessa
nel procedimento penale a carico di Matarrese Oronzo ed altro, nella
quale venivano altresì impugnati gli artt. 80, comma tredicesimo e 94
C.d.S. (r.o. 547/78);
d) dal Pretore di Lanzo Torinese con ordinanza del 17 maggio 1979
emessa nel procedimento a carico di Cardamone Filippo (r.o. 680/79);
e) dal Pretore di Chieri con ordinanza del 18 marzo 1980 emessa nel
procedimento a carico di Giuliani Michele ed altro, nella quale
venivano altresì impugnati gli artt. 80, comma tredicesimo e 94 C.d.S.
(r.o. 457/80).
In tutte le predette ordinanze, salvo che in quella del pretore di
Lanzo Torinese risultava che l'imputato aveva, al momento del
fatto-reato contestatogli, già richiesto la conversione della patente
militare in civile.
Le motivazioni delle ordinanze erano, in tutti i casi,
sostanzialmente analoghe a quelle già svolte dal Tribunale di Larino e
dal Pretore di Milano.
L'Avvocatura dello Stato, intervenuta in tutti i giudizi,
riproduceva le argomentazioni già esposte ai punti 1 e 3. Peraltro,
essa riproponeva la tesi dell'applicabilità in via interpretativa
della norma impugnata al titolare di patente militare solo nei
procedimenti instaurati dai Pretori di Lanzo Torinese e La Spezia:
aggiungendo, in quest'ultimo, che la depenalizzazione della guida senza
patente in favore di chi abbia superato l'esame si configura come causa
di esclusione del reato (per la mancanza di danno sociale della
relativa condotta) e come tale è - secondo quanto ritiene la
maggioranza degli studiosi - integrabile in via analogica.
5. - La medesima questione di costituzionalità dell'art. 2, comma
quindicesimo, legge 62/74 (attuale art. 80, comma quindicesimo, C.d.S.)
in relazione all'art. 94 stesso codice veniva sollevata - sempre in
riferimento all'art. 3 Cost. - anche dal Pretore di Lecce con ordinanza
del 10 novembre 1980 (r.o. 88/81) emessa nel procedimento a carico di
Bizzotto Paolo ed altro.
Il Pretore, dopo aver negato che la norma predetta - dato il suo
tenore letterale - potesse applicarsi al titolare di patente militare
(anche se, come nella specie, in corso di conversione), osservava che
tale conclusione era in linea "con la ratio legis anteriore alle
modifiche introdotte con la legge 14 febbraio 1974, n. 62, quando anche
l'elaborazione giurisprudenziale anteriore al testo novellato giudicava
preponderante il formale rilascio dell'autorizzazione sì che si
riteneva che, pur a seguito del superamento degli esami con esito
favorevole, ma prima che il Prefetto avesse firmato l'atto
amministrativo, il circolare senza patente integrasse il reato" di
guida senza patente. A diversa conclusione, deve invece pervenirsi dopo
le modifiche introdotte con la predetta legge, giacché queste
"inducono a ritenere che le valutazioni di ipotesi penalmente rilevanti
in subiecta materia trovino il loro fondamento preponderante in ciò,
che il soggetto privo di adeguata preparazione, ponendosi alla guida di
un veicolo, attenti alle esigenze di tutela della circolazione. Quando
questa finalità sia soddisfatta (il superamento dell'esame di guida è
ritenuto al riguardo sufficiente) il circolare senza aver conseguito il
rilascio dell'autorizzazione è degradato ad illecito amministrativo".
Attesa tale ratio legis, diventa evidente, ad avviso del giudice a
quo, l'insussistenza di valide ragioni "per diversificare la posizione
del titolare di patente militare (il quale dopo essere stato giudicato
nella opportuna sede tecnicamente idoneo ha altresì maturato una
esperienza pratica di guida) da quella del cittadino che, pur avendo
superato gli esami di guida, può di fatto offrire minori garanzie di
abilità tecnica.
Né può obiettarsi che le due situazioni prospettate, a parità di
requisiti tecnici, assumono un diverso rilievo per ciò che concerne la
sussistenza dei requisiti morali prescritti dall'art. 82 per il
rilascio della autorizzazione. Infatti, se è vero che l'ammissione
all'esame di guida consegue al preventivo accertamento che il soggetto
non rientri tra quelli socialmente pericolosi, menzionati nell'art.
82, l'autorità militare, cui è demandata la facoltà di provvedere
direttamente all'accertamento dei requisiti necessari per la guida
(art. 94, terzo comma) certamente non può discostare le sue
valutazioni da quelle che ispirano la sussistenza dei requisiti morali
per il rilascio della patente civile".
6. - Analoga questione di legittimità costituzionale veniva,
infine, sollevata dal Pretore di Cairo Montenotte con ordinanza del 28
ottobre 1980 (r.o. 99/81) emessa nel corso di un procedimento penale a
carico di Foddis Marco, titolare di patente militare in corso di
conversione ed imputato del reato di cui all'art. 83, quinto comma,
C.d.S. (guida di chi è autorizzato all'esercitazione senza avere a
fianco persona munita di patente in funzione di istruttore).
Il Pretore riteneva innanzitutto in contrasto con l'art. 3 Cost., -
per disparità di trattamento tra cittadino militare e cittadino civile
- la disposizione di cui all'art. 94, quinto comma, nella parte in cui,
pur non richiedendo alcun nuovo accertamento sull'idoneità alla guida,
impone tuttavia al militare la conversione della patente, per giunta
con l'osservanza di alcune condizioni, quale l'inoltro della domanda
per tramite dell'autorità da cui dipende.
Ma soprattutto, ad avviso del giudice a quo, contrasta col suddetto
principio costituzionale il deteriore regime sanzionatorio adottato per
il titolare di patente militare in conversione con la novella del '74.
Il recente orientamento della Cassazione (Sez. IV, 14 ottobre 1977,
n. 2338) secondo cui anche al primo sarebbe applicabile l'art. 80,
quindicesimo comma C.d.S. (nuovo testo) non è secondo il Pretore
condivisibile, in quanto detta norma si riferisce letteralmente a
quanti abbiano superato gli esami prescritti dal successivo art. 85 e
non è quindi applicabile al titolare di patente militare, che non ha
superato esami (tranne quelli a suo tempo disposti dall'autorità
militare) e, soprattutto, non ha superato gli esami di cui all'art. 85
C.d.S.
Posto quindi che costui dovrebbe rispondere del reato di cui
all'art. 80, comma tredicesimo, diventa evidente la disparità di
trattamento rispetto al civile che ha semplicemente superato gli esami
di guida, soggetto alla meno grave sanzione amministrativa di cui
all'art. 80, quindicesimo comma.
Tale disparità, poi, sussisterebbe anche rispetto al titolare di
patente estera che, trasferitosi in Italia, non abbia ancora ottenuto
la patente italiana, atteso che anche costui non deve superare alcun
esame di guida.
7. - L'Avvocatura dello Stato, intervenendo nei giudizi instaurati
con queste ultime due ordinanze, riproduceva le argomentazioni già
svolte in precedenza.
8. - Le predette ordinanze, ritualmente notificate e comunicate,
venivano pubblicate, rispettivamente, nella Gazzetta Ufficiale n. 313
del 26 novembre 1975 (r.o. 482/75); n. 321 dell'1 dicembre 1976 (r.o.
646/76); n. 148 dell'1 giugno 1977 (r.o. 202/77); n. 265 del 28
settembre 1977 (r.o. 361/77); n. 17 del 17 gennaio 1979 (r.o. 495/78);
n. 31 del 31 gennaio 1979 (r.o. 547/78); n. 332 del 5 dicembre 1979
(r.o. 680/79); n. 242 del 3 settembre 1980 (r.o. 457/80); n. 123 del 6
maggio 1981 (r.o. 88/81); n. 130 del 13 maggio 1981 (r.o. 99/81). Considerato in diritto :
1. - L'art. 80 del Codice della strada, approvato con d.P.R. 15
giugno 1959, n. 393, nel testo interamente sostituito dall'art. 2 della
legge 14 febbraio 1974, n. 62, prevede, per quanto interessa nel
presente giudizio, che:
a) "Chiunque guida autoveicoli o motoveicoli senza essere munito
della patente di guida o del certificato di abilitazione professionale,
quando prescritto, è punito con l'arresto da tre a sei mesi e con
l'ammenda da lire 25.000 a lire 100 mila" (tredicesimo comma).
Tale pena "è ridotta di un terzo per chi guida autoveicoli della
categoria A" (quattordicesimo comma).
b) "Chiunque pur avendo sostenuto con esito favorevole i
prescritti esami (di cui al successivo art. 85), guida senza essere
munito della patente di guida è soggetto alla sanzione amministrativa
del pagamento della somma da lire 4.000 a lire 10.000" (quindicesimo
comma).
c) "Chiunque, munito di patente di guida o di permesso
internazionale rilasciato da uno Stato estero, abbia stabilito la
propria residenza in Italia è soggetto, se non abbia ottenuto una
delle patenti previste dal presente articolo, alla sanzione
amministrativa del pagamento della somma da lire 15.000 a lire 40.000"
(sedicesimo comma).
A sua volta l'art. 94 del medesimo Codice della strada, nel testo
originario tuttora vigente, prevede che "le forze armate ed i corpi
armati dello Stato provvedono direttamente nei riguardi dei conducenti
dei loro veicoli a motore all'accertamento dei requisiti necessari per
la guida, all'esame di idoneità e al rilascio della patente militare
di guida, la quale abilita soltanto alla guida dei veicoli a motore" in
dotazione ai predetti forze armate e corpi armati dello Stato (terzo
comma).
"Coloro che sono muniti di patente militare possono ottenere, senza
sostenere l'esame di idoneità, la patente di guida ad uso privato per
veicoli delle corrispondenti categorie, sempreché la richiesta venga
presentata per il tramite dell'autorità dalla quale dipendono, durante
il servizio o non oltre un anno dalla data del congedo, del
licenziamento o della cessazione dal servizio" (quinto comma).
2. - In presenza della surrichiamata normativa - che per effetto
dell'art. 2 della legge n. 62 del 1974 comporta depenalizzazione di
talune delle condotte già ricomprese secondo la prevalente
giurisprudenza tra quelle previste e punite dall'art. 80, nono comma
del C.d.5. nel testo originario (tredicesimo comma nel testo
sostituito) - i giudici a quibus dubitano tutti della legittimità
costituzionale del trattamento riservato dal legislatore a chi, pur
munito di patente militare ed avendone chiesto o potendone chiedere la
conversione senza dover sostenere l'esame di idoneità, guidi
autoveicoli o motoveicoli civili senza essere munito della prescritta
abilitazione. Ciò nel presupposto, comune a tutte le ordinanze di
rinvio, che la condotta considerata rientri tuttora tra quelle previste
e punite, con pena detentiva congiunta a pena pecuniaria, dall'art. 80,
tredicesimo comma C.d.S. nel testo ora vigente; donde il dubbio, pure
comune a tutti i giudici remittenti, di una violazione del principio di
uguaglianza, di cui all'art. 3, primo comma, Cost., anche se la
comparazione viene effettuata ora con la fattispecie di cui al
quindicesimo comma, ora con quella di cui al sedicesimo comma del
medesimo art. 80 C.d.S. nel testo vigente.
I dieci giudizi - otto dei quali contro imputati del reato di cui
all'art. 80, tredicesimo comma, C.d.S. e due contro imputati delle
diverse contravvenzioni di cui rispettivamente all'art. 87, quinto
comma e 83, quinto comma, C.d.S., ma concernenti in tutti i casi
soggetti muniti di patente militare della quale avevano chiesto o
potevano chiedere la conversione - possono essere riuniti e decisi con
unica sentenza.
3. - Il Codice della strada, all'art. 80, primo comma, detta la
regola generale per cui "Non si possono guidare autoveicoli o
motoveicoli senza avere conseguito la patente di guida rilasciata dalla
prefettura nella cui circoscrizione è compreso il comune di residenza
del richiedente" e definisce quindi - al secondo comma - le diverse
categorie di veicoli alle quali corrispondono i diversi tipi di
patente.
Il successivo comma nono del medesimo art. 80 nel testo originario
(corrispondente al comma tredicesimo del testo ora vigente) punisce,
con pena detentiva congiunta a pena pecuniaria, il fatto di "chiunque
guida autoveicoli o motoveicoli senza essere munito della patente di
guida o del certificato di abilitazione quando prescritto".
A sua volta, l'art. 88, sesto comma, C.d.S. punisce con l'arresto
fino a due mesi e con l'ammenda da lire diecimila a lire quarantamila
"chiunque guida con patente la cui validità è scaduta".
Il Codice della strada, dunque, nel testo originario del 1959,
configura come reato il fatto di chiunque circoli alla guida di
autoveicoli o motoveicoli - ad uso civile - senza essere in possesso di
un valido titolo di abilitazione alla guida rilasciato dalla prefettura
competente per territorio; ed ai fini della sussistenza della
contravvenzione non ha rilievo che sia già stata accertata l'idoneità
alla guida del soggetto interessato, né che quest'ultimo, su tale
presupposto, abbia già chiesto il rilascio della patente o la
conversione del diverso titolo di abilitazione del quale fosse munito.
Il rigido criterio formale in questo modo definito trova conferma nel
disposto del citato art. 88, sesto comma, C.d.S. che assoggetta a
sanzione penale anche chi circoli alla guida di autoveicoli o
motoveicoli munito di patente la cui validità è scaduta.
4. - Rispetto a questo impianto normativo sostanziali innovazioni
sono state introdotte con i commi quindicesimo e sedicesimo dell'art. 2
della legge n. 62 del 1974 (interamente sostitutivo dell'art. 80
C.d.S.) più sopra riportati al n. 1, nonché, di recente, con l'art.
33, primo comma, lett. d) della legge 24 novembre 1981, n. 689 -
normativa quest'ultima destinata ad entrare in vigore il 29 maggio 1982
(art. 43 legge 689 del 1981) - che ha depenalizzato il fatto già
previsto e punito dall'art. 88, sesto comma, C.d.S. (guida con patente
scaduta).
Nello stesso tempo il legislatore del 1974 ha sottoposto ad una
sanzione edittale identica a quella comminata per chi guidi senza
patente, ma configurando un autonomo titolo di reato, "chiunque avendo
la materiale disponibilità di un veicolo ne affida o ne consente la
guida a persone che non siano munite della patente di guida o del
certificato di abilitazione professionale quando prescritto" (legge n.
62 del 1974, art. 2, comma dodicesimo).
Ora, trascurando qualsiasi rilievo in ordine ai problemi
interpretativi che le innovazioni introdotte propongono, certo è che
da esse è dato desumere un criterio generale che viene a configurare
diversamente il reato previsto e punito dall'art. 80, tredicesimo
comma, C.d.S., nel testo vigente. Ciò nel senso che resta esclusa la
sussistenza di tale reato quando chi guida senza essere munito della
prescritta patente o del certificato di abilitazione professionale se
richiesto, abbia però superato con esito favorevole i prescritti esami
(art. 80, comma quindicesimo C.d.S. nel testo vigente). Analogamente
sembrerebbe escludere la sussistenza della contravvenzione in esame la
circostanza che chi guida senza patente, pur essendo residente in
Italia, sia munito di patente di guida o di permesso di circolazione
rilasciato da uno Stato estero, anche se nel testo dell'art. 2,
sedicesimo comma della legge n. 62 del 1974, viene descritta una
condotta che non è riferita al momento dinamico della guida di un
autoveicolo o di un motoveicolo.
Se, dunque, il superamento con esito favorevole degli esami di
guida esclude il reato di guida senza patente, costituendo infrazione
amministrativa il fatto di chi circoli alla guida di veicoli in tali
condizioni; se analogo trattamento è riservato a chi guidi con patente
scaduta, ovvero munito di patente estera della quale può chiedere la
conversione senza sostenere esami di idoneità; bisogna dedurne che la
contravvenzione di cui all'art. 80, tredicesimo comma C.d.S. è esclusa
quando chi circola alla guida di autoveicoli o motoveicoli, pur senza
essere munito del titolo di abilitazione che solo la prefettura può
rilasciare, risulti, però, in possesso dei necessari requisiti
psico-fisici e di idoneità tecnica, e, su questo presupposto, abbia
superato gli appositi esami sotto il controllo di autorità a ciò
competenti. In questo modo, infatti, risulta tutelato il preminente
interesse all'incolumità dei partecipanti alla circolazione stradale e
la violazione in cui incorre chi guidi nelle condizioni sopra descritte
concerne solo l'inosservanza della disciplina autorizzatoria che la
nuova normativa di cui alle leggi già citate considera adeguatamente
repressa con la mera sanzione amministrativa.
5. - In tale nuova prospettiva va considerato l'art. 94 C.d.S. che
prevede, da un lato, il rilascio di patenti militari per la guida di
veicoli militari con targa militare (commi da uno a quattro) e,
dall'altro, la possibilità che i titolari di patenti militari, in
servizio o nel termine di un anno dalla cessazione di esso, ottengano,
per il tramite dell'autorità dalla quale dipendono, il rilascio della
corrispondente patente di guida ad uso privato, senza sostenere l'esame
di guida (quinto comma).
Non è dubbio che il possesso della patente militare presuppone
l'avvenuto accertamento dei requisiti necessari per la guida e il
superamento di un esame di idoneità (art. 94, comma terzo, C.d.S.),
che nulla autorizza a ritenere meno rigorosi di quelli svolti
dall'autorità civile. È infatti lo stesso legislatore a considerare
l'esame di idoneità sostenuto avanti all'autorità militare del tutto
equipollente a quello sostenuto avanti all'autorità civile (di cui
all'art. 85 C.d.S., cui fa espresso richiamo l'art. 80, quindicesimo
comma del codice medesimo, nel testo novellato) allorquando statuisce
che il superamento del primo esime dal dover affrontare il secondo.
E val la pena di ricordare che il Ministero dei Trasporti,
Direzione Generale della motorizzazione civile e dei trasporti in
concessione, per il rilascio della patente di guida ha predisposto un
unico modulo di domanda (Mod. MC. 2112 MEC) per tutti i possibili tipi
di richieste (rilascio a seguito di esame; per deterioramento della
patente; per smarrimento della patente; per riclassificazione della
patente; per conversione da patente estera; per conversione da patente
militare); limitandosi a richiedere una dichiarazione dell'interessato
circa il possesso dei requisiti morali per il rilascio della patente
stessa.
Ne consegue che la condotta di chi, munito di patente militare,
della quale abbia richiesto o possa chiedere la conversione, nel modo e
nei termini di cui all'art. 94, quinto comma,; C.d.S., guidi
autoveicoli o motoveicoli non militari senza essere in possesso della
patente rilasciata dalla prefettura, coincide perfettamente con quella
descritta - e sanzionata come infrazione amministrativa - dall'art. 80,
quindicesimo comma. C.d.S., nel testo sostituito dall'art. 2 della
legge n. 62 del 1974, che risulta pertanto l'unica norma applicabile
nelle fattispecie considerate.
In questo senso, del resto, si sono pronunziati numerosi giudici di
merito nonché la stessa Corte di Cassazione e del medesimo avviso si
è mostrata l'Avvocatura generale dello Stato negli atti di intervento
in alcuni dei giudizi qui riuniti.
6. - Le questioni sollevate dal giudici a quibus, quantunque
formulate in termini diversi, come risulta dalla premessa narrativa,
muovono tutte da un identico presupposto e cioè dalla considerazione
che il fatto di chi, munito di patente militare, della quale ha chiesto
o può chiedere la conversione, guida un veicolo civile senza essere in
possesso della patente prefettizia costituisca tuttora reato e
precisamente o la contravvenzione di cui all'art. 80, tredicesimo comma
del C.d.S., nel testo vigente, ovvero, ricorrendo le condizioni ivi
previste, le diverse contravvenzioni di cui all'art. 87, sesto comma
(guida con patente rilasciata per diversa categoria di veicolo) o
dell'art. 83, quinto comma (esercitazione alla guida senza istruttore
abilitato).
La opposta conclusione alla quale questa Corte aderisce per cui il
fatto considerato non costituisce reato ma infrazione amministrativa -
toglie fondamento a tutte le prospettate questioni di legittimità
costituzionale, senza che necessitino statuizioni diverse ed analitiche
ad opera di questa Corte medesima.
Dispositivo
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara non fondate, nei sensi di cui in motivazione, le questioni
di legittimità costituzionale dell'art. 80, commi tredicesimo,
quindicesimo e sedicesimo, del codice della strada, approvato con
d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393 nel testo sostituito dall'art. 2 della
legge 14 febbraio 1974, n. 62, nonché degli artt. 83, comma quinto,
87, comma quinto, e 94 del medesimo codice della strada, sollevate, in
riferimento all'art. 3 Cost. dal Tribunale di Larino e dai Pretori di
Brunico, Milano, La Spezia, Lecce, Putignano, Lanzo Torinese, Chieri e
Cairo Montenotte con le ordinanze indicate in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 12 febbraio 1982.
F.to: LEOPOLDO ELIA - GUGLIELMO
ROEHRSSEN - ORONZO REALE - BRUNETTO
BUCCIARELLI DUCCI - ALBERTO
MALAGUGINI - LIVIO PALADIN - ARNALDO
MACCARONE - ANTONIO LA PERGOLA -
VIRGILIO ANDRIOLI - GIUSEPPE FERRARI
- FRANCESCO SAJA.
GIOVANNI VITALE - Cancelliere
ECLI:IT:COST:1982:54 · Testo integrale dai dati aperti della Corte costituzionale (CC BY-SA 3.0) · scheda sul sito della Corte