Sentenza n. 695/1988
Questione dichiarata infondata · depositata il 23/06/1988 · relatore Francesco Greco
Norme in gioco
applicata al caso
- art. 2legge 776/1985
usata come parametro
Epigrafe
ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge
24 dicembre 1985, n. 776, avente per oggetto: "Nuove disposizioni sul
Club Alpino Italiano", promosso con ricorso della Regione Liguria,
notificato il 29 gennaio 1986, depositato in cancelleria il 6
febbraio successivo ed iscritto al n. 2 del registro ricorsi 1986;
Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei
ministri;
Udito nell'udienza pubblica del 22 marzo 1988 il Giudice relatore
Francesco Greco;
Uditi l'avv. Ludovico Villani per la Regione Liguria e l'avv.
dello Stato Giorgio D'Amato per il Presidente del Consiglio dei
ministri;
Motivazione
Ritenuto in fatto
1. - Con ricorso in data 29 gennaio 1986 (Reg. Ric. n. 2/86) la
Regione Liguria ha sollevato in via principale la questione di
legittimità dell'art. 2 della legge 24 dicembre 1985, n. 776,
contenente nuove disposizioni sul Club Alpino Italiano, nelle parti
in cui affida al predetto ente il compito di curare la formazione
degli istruttori preposti ai corsi di addestramento per le attività
alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche, speleologiche,
naturalistiche (lett. e) nonché l'organizzazione e la gestione,
tramite l'Associazione Guide alpine italiane, di corsi di
preparazione professionale per guida alpina, aspirante guida o
portatore, guida speleologica, oltre che di corsi di formazione
professionale per esperti e rilevatori del servizio valanghe (lett.
f).
La ricorrente sostiene il contrasto delle citate disposizioni con
gli artt. 117 e 118 Cost. in relazione agli artt. 35 e 56 del d.P.R.
24 luglio 1977, n. 616, ed all'art. 1 del d.P.R. 14 gennaio 1972, n.
6, osservando che le attività cui le disposizioni stesse fanno
riferimento rientrano nella nozione di istruzione artigiana e
professionale quale risulta definita nel citato art. 35 del d.P.R.
616 del 1977, che l'assume a criterio individuatore delle competenze
regionali nel settore.
Vero è che l'art. 2, lett. f), della legge n. 776 del 1985
contiene un richiamo all'art. 11 della legge 17 maggio 1983, n. 217
(Legge-quadro per il turismo), che sembra voler ricondurre i compiti
attribuiti al Club Alpino Italiano alla materia del turismo piuttosto
che a quella della formazione professionale.
Peraltro, tale tesi si fonderebbe - rileva la Regione Liguria - su
di una concezione teleologica delle materie elencate dall'art. 117
Cost., che la giurisprudenza costituzionale ha costentemente
respinto. Comunque, anche in tale ottica, essendo il turismo
ricompreso fra le materie di competenza regionale alla stregua della
elencazione di cui all'art. 117 Cost., ed essendo anche questa
materia definita dall'art. 56 del d.P.R. 616/77, ai fini della
individuazione dell'ambito di competenza regionale, secondo parametri
ampi, persisterebbe il contrasto con la volontà del costituente.
Del resto, già l'art. 1 del d.P.R. 14 gennaio 1972, n. 6,
concernente il trasferimento alle regioni a statuto ordinario delle
funzioni amministrative statali in materia di turismo ed industria
alberghiera e del relativo personale, aveva espressamente
riconosciuto la competenza regionale in merito alle funzioni relative
alle guide, comprese quelle alpine.
In effetti, l'art. 11 della legge 217/83, cui si richiama l'art.
2, lett. f), della legge 24 dicembre 1985, n. 776, si limita a
prevedere, quale competenza a favore di enti diversi dalla regione,
la elaborazione di "criteri didattici" per l'accertamento delle
capacità degli aspiranti all'esercizio delle professioni turistiche,
competenza che attiene ad un momento diverso rispetto a quello della
istruzione.
2. - Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei
ministri, per il tramite dell'Avvocatura Generale dello Stato, che ha
concluso nel senso dell'infondatezza della questione.
Secondo la difesa dell'autorità intervenuta, il legislatore
statale non invade la competenza regionale allorché, nel
disciplinare le funzioni di un ente pubblico a carattere nazionale
operante nel settore del turismo, lo abilita anche a svolgere
attività di formazione professionale con riferimento agli scopi
statutari dell'ente medesimo. Tale attività non è, infatti,
preclusa agli enti pubblici, come si evince dall'art. 41, terzo
comma, del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, e dall'art. 2, quarto
comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845. Né rimane lesa la sfera
di attribuzioni della regione, cui spetta pur sempre, a norma
dell'art. 41, terzo comma, del d.P.R. 616, di autorizzare l'ente a
svolgere attività inerenti all'istruzione professionale e di
assoggettarlo all'osservanza della disciplina dettata in base al
disposto dell'art. 5 della legge 21 dicembre 1978, n. 845. Considerato in diritto
1. - La Regione Liguria solleva questione di legittimità
costituzionale dell'art. 2 della legge 24 dicembre 1985, n. 776,
nella parte in cui stabilisce che il Club Alpino Italiano provvede
alla formazione degli istruttori preposti ai corsi di addestramento
per le attività alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche,
speleologiche, naturalistiche (lett. e) ed alla organizzazione e
gestione, tramite l'Associazione guide alpine italiane, di corsi di
preparazione professionale per guida alpina, aspirante guida o
portatore, guida speleologica, oltre che di corsi di formazione
professionale per esperti e rilevatori del servizio valanghe (lett.
f) in quanto violerebbe gli artt. 117 e 118 Cost., in relazione agli
artt. 35 e 56 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, e 1 del d.P.R. 14
gennaio 1972, n. 6, invadendo la competenza regionale in materia di
istruzione professionale ovvero di turismo.
2. - Il ricorso non è fondato.
L'art. 1 del d.P.R. 14 gennaio 1972, n. 6, ha disposto il
trasferimento alle Regioni a statuto ordinario, per il rispettivo
territorio, delle funzioni amministrative esercitate dagli organi
centrali e periferici dello Stato in materia di turismo ed industria
alberghiera. L'art. 4 dello stesso d.P.R. ha previsto che, fino a
quando non si fosse provveduto al loro riordinamento, con legge dello
Stato, restavano ferme le attribuzioni degli organi dello Stato in
ordine, tra l'altro, al Club Alpino Italiano.
Gli artt. 35 e 56 del d.P.R. n. 616 del 1977 hanno specificato il
contenuto delle funzioni amministrative relative alle materie
dell'"istruzione artigiana e professionale" (art. 35) e del "turismo
ed industria alberghiera" (art. 56).
La legge-quadro in materia di formazione professionale, 21
dicembre 1978, n. 845, all'art. 5, dispone testualmente che le
Regioni predispongano piani annuali per le attività di formazione
professionale la cui attuazione è realizzata direttamente nelle
strutture pubbliche, che devono essere interamente utilizzate. E
detti enti godono anche del finanziamento delle Regioni. La stessa
legge, inoltre, specificando i poteri e le funzioni delle Regioni
(art. 3), ha disciplinato la tipologia delle attività (art. 8) ed ha
previsto il rilascio di attestati di idoneità al termine dei corsi
di formazione dopo il superamento delle prove finali svoltesi dinanzi
ad apposite Commissioni esaminatrici (art. 14). Ma più
specificamente la legge-quadro per il turismo, 17 maggio 1983, n.
217, ha dettato i principi fondamentali in materia di turismo ed
industria alberghiera, ferme restando le competenze trasferite alle
Regioni di cui al d.P.R. n. 616 del 1977 per garantire l'equilibrato
sviluppo delle attività turistiche e di quelle connesse, nella
considerazione della loro rilevanza nazionale sotto il profilo
sociale ed economico.
L'art. 11 dispone che le Regioni accertino i requisiti per
l'esercizio delle professioni, tra l'altro, di guida alpina, di
aspirante guida alpina, di maestro di sci o portatore alpino, di
guida speleologica.
E dopo avere definito il profilo professionale dei suddetti,
stabilisce (dodicesimo comma), in particolare, che le Regioni, per
costoro, devono accertare adeguate capacità professionali in sede
tecnica ed operative alla stregua dei criteri didattici elaborati per
i vari gradi di professionalità dai competenti enti ed associazioni
nazionali.
Tra questi Enti vi è certamente il Club Alpino Italiano, che è
rimasto come ente a livello nazionale, anche a seguito del
trasferimento delle Regioni a statuto ordinario delle funzioni
amministrative statali in materia (art. 4, d.P.R. n. 6 del 1972).
Si rileva anche che l'art. 2 della legge 26 gennaio 1963, n. 91,
affidava esplicitamente al C.A.I. di sovraintendere tecnicamente alla
determinazione della capacità professionale delle guide alpine,
degli aspiranti guide alpine, degli istruttori di alpinismo, delle
guide speleologiche.
Il detto art. 2 è stato, poi, sostituito dall'art. 2 della legge
24 dicembre 1985, n. 776, che ha attribuito al C.A.I. di provvedere a
favore dei propri soci e di altri, nell'ambito delle facoltà
previste dallo Statuto, alla organizzazione e alla gestione dei corsi
di addestramento per le attività alpinistiche, sci-alpinistiche,
escursionistiche, speleologiche, naturalistiche; alla organizzazione
e alla gestione, tramite l'Associazione guide alpine italiane, ai
corsi di preparazione professionale ai sensi del citato art. 11 della
legge n. 217 del 1983, per guida alpina, aspirante guida alpina o
portatore, guida speleologica, nonché corsi di formazione
professionale per esperti e rilevatori del servizio valanghe.
L'accertamento della idoneità professionale è effettuato, però,
dalle Regioni, a seguito del trasferimento delle funzioni
amministrative avvenuto con il d.P.R. n. 616 del 1977, ed alle stesse
Regioni spetta la disciplina della composizione e del funzionamento
delle apposite Commissioni (sent. Corte cost. n. 9/1979). Ciò è
specificamente ribadito dall'art. 11 della legge-quadro n. 217 del
1983. Spetta alla Regione, peraltro, anche l'elaborazione e la
valutazione della congruità dei criteri elaborati dagli enti
nazionali rispetto all'accertamento ad essa rimesso, per i vari gradi
di professionalità, delle adeguate capacità dei soggetti
interessati.
Si attua, quindi, la necessaria collaborazione tra Stato e Regioni
nell'esercizio della funzione di indirizzo e coordinamento da parte
dello Stato in materia, già riconosciuta da questa Corte (sent. n.
195 del 1980), che, per altri profili, ha dichiarato la legittimità
costituzionale del detto art. 11 della legge n. 217 del 1983.
Dispositivo
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale
dell'art. 2 della legge 24 dicembre 1985, n. 776 (avente per oggetto:
"Nuove disposizioni sul Club Alpino Italiano"), sollevata, in
riferimento agli artt. 117 e 118 Cost., dal Presidente della Regione
Liguria col ricorso in epigrafe.
Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della
Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 giugno 1988.
Il Presidente: SAJA
Il redattore: GRECO
Il cancelliere: MINELLI
Depositata in cancelleria il 23 giugno 1988.
Il direttore della cancelleria: MINELLI
ECLI:IT:COST:1988:695 · Testo integrale dai dati aperti della Corte costituzionale (CC BY-SA 3.0) · scheda sul sito della Corte