Sentenza n. 95/1985
Illegittimità costituzionale dichiarata · depositata il 01/04/1985 · relatore Virgilio Andrioli
Norme in gioco
applicata al caso
- art. 5-bislegge 39/1977
Epigrafe
ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale dell'art. 5 bis
legge 26 febbraio 1977, n. 39 di conversione del d.l. 23 dicembre 1976,
n. 857 (Modifica della disciplina dell'assicurazione obbligatoria della
responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a
motore e dei natanti), promossi con le seguenti ordinanze:
1) ordinanza emessa il 14 dicembre 1977 dal Tribunale di Roma nel
procedimento civile vertente tra la Soc. S.I.D.A. ed altra e Bartoli
Giorgio ed altro, iscritta al n. 279 del registro ordinanze 1978 e
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 250 del 1978;
2) ordinanza emessa il 28 giugno 1978 dal Tribunale di Salerno nel
procedimento civile vertente tra Cavallero Alfonso ed altro e Di
Martino Donato e altro, iscritta al n. 363 del registro ordinanze 1979
e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 182 del 1979.
Visti gli atti di costituzione della S.I.D.A. e della E.P.L.E.S.
nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei
ministri
udito nell'udienza pubblica del 29 gennaio 1985 il Giudice relatore
Virgilio Andrioli;
uditi l'avv. Carmine Punzi per la S.I.D.A. e l'Avvocato dello Stato
Giacomo Mataloni per il Presidente del Consiglio dei ministri.
Motivazione
Ritenuto in fatto :
1.1. - Con sentenza 30 settembre-9 ottobre 1976 il Pretore di Roma,
in accoglimento di domanda proposta da Giorgio Bartoli e da Enrico
Mancinelli con atto 16 settembre 1972, dichiarò la S.r.l. EPLES
responsabile dell'incidente stradale verificatosi in Roma il 30 agosto
1971 e la condannò, in solido con la S.p.a. Italiana di Assicurazioni
- SIDA, al risarcimento dei danni, liquidati in favore del Bartoli in
lire 694.000 e in favore del Mancinelli in lire 62.400.
Gli appellati, costituitisi nel giudizio d'appello introdotto dalle
due società avanti il Tribunale di Roma con atto notificato il 30
dicembre 1976, chiesero che la sentenza pretorile, ai sensi dell'art.
5 bis della sopravvenuta legge 26 febbraio 1977 n. 39 di conversione
del d.l. 23 dicembre 1976 n. 857 ("Le sentenze che pronunciano condanna
a favore del danneggiato per il pagamento delle indennità spettanti a
norma della presente legge e della legge 24 dicembre 1969, n. 990 sono
provvisoriamente esecutive") fosse dichiarata provvisoriamente
esecutiva; alla quale istanza obiettarono le società appellanti, con
le note autorizzate 2 luglio 1977, che l'art. 5 bis, pur coinvolgendo
materia di natura processuale, non poteva, a motivo del suo carattere
eccezionale, spiegare efficacia retroattiva, ma il giudice istruttore,
con ordinanza riservata del 7 luglio 1977, dichiarò la sentenza
provvisoriamente esecutiva. Spiegarono, ai sensi dell'art. 357 c.p.c.,
reclamo al collegio le società appellanti chiedendo la revoca
dell'ordinanza e, in via subordinata, la sospensione o la limitazione
della provvisoria esecuzione.
Il Tribunale di Roma, con ordinanza emessa il 14 dicembre 1977
(comunicata il 7 e notificata l'8 del successivo marzo 1978; pubblicata
nella G. U. n. 250 del 6 settembre 1978 e iscritta al n. 279 R.O.
1979), in accoglimento di eccezione sollevata dalle reclamanti, ha
giudicato rilevante e, in riferimento agli artt. 3 e 24 comma secondo
Cost., non manifestamente infondata la questione di illegittimità
costituzionale dell'art. 5 bis l. 26 febbraio 1977 n. 39, per la
discriminazione, ad avviso del giudice a quo irragionevole ed
arbitraria, del credito da risarcimento di danni da sinistro stradale
rispetto ad altri crediti e per la violazione dell'esercizio del
diritto di difesa; ha pertanto disposto la sospensione del giudizio e
la trasmissione degli atti alla Corte.
1.2. - Avanti la Corte si sono costituiti a) per la SIDA, giusta
procura speciale con firma autentica il 10 aprile 1978 per not. A. de
Martino di Roma, l'avv. Gian Antonio Micheli, che, con atto di
deduzioni difensive depositato il 15 luglio 1978, concluse per
l'accoglimento della questione, e, a seguito del decesso del Micheli,
giusta procura speciale con firma autenticata il 9 gennaio 1981 per
not. A. de Martino di Roma, l'avv. Franco Gallo e, giusta procura con
firma autenticata il 28 settembre 1982 per not. P. Davia di Roma,
l'avv. Carmine Punzi, b) per la s.r.l. EPLES, giusta delega in calce
alla memoria depositata il 23 ottobre 1978, l'avv. Antonio Cardillo,
che ha concluso per la declaratoria di fondatezza della questione. La
difesa della SIDA ha depositato memoria dt. 14 gennaio 1985.
È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri con atto
depositato l'8 agosto 1978 con il quale l'Avvocatura generale dello
Stato ha eccepito l'inammissibilità per difetto di rilevanza e, nel
merito, ha concluso per l'infondatezza della proposta questione.
2.1. - Con ordinanza emessa il 28 giugno 1978 (pervenuta alla Corte
il 9 aprile 1979; comunicata l'11 settembre 1978 e notificata il 16
febbraio 1979; pubblicata nella G. U. n. 182 del 4 luglio 1979 e
iscritta al n. 363 R.O. 1979) nel giudizio introdotto da Alfonso
Cavallero in qualità di esercente la patria potestà sul minore figlio
Giuseppe e, proseguito - una volta conseguita la maggiore età - da
questo in persona contro Donato Di Martino e la Compagnia Levante
Assicurazioni s.p.a., peraltro rimasta contumace, per conseguirne la
condanna in solido al risarcimento dei danni subiti da Giuseppe
Cavallero nel sinistro stradale avvenuto l'8 settembre 1974 in Giffoni
Valle Piana, il Tribunale di Salerno - assunta la sola prova
testimoniale richiesta dall'attore e espletata consulenza tecnica - ha
sollevato d'ufficio e giudicato, in riferimento agli artt. 3 e 24 comma
secondo Cost., non manifestamente infondata la questione
d'illegittimità costituzionale dell'art. 5 bis della l. 26 febbraio
1977 n. 39 (di conversione del d.l. 23 dicembre 1976 n. 857).
2.2. - Avanti la Corte nessuna delle parti si è costituita; ha
spiegato intervento il Presidente del Consiglio dei ministri con atto
depositato il 10 luglio 1979 con il quale l'Avvocatura generale dello
Stato ha riprodotto argomentazioni esposte e conclusioni formulate nel
precedente incidente.
3. - Alla pubblica udienza del 29 gennaio 1985, nella quale il
giudice Andrioli ha svolto la relazione in ambo gli incidenti, l'avv.
Punzi nell'interesse della SIDA ha motivato la conclusione di
fondatezza della proposta questione; nell'interesse del Presidente del
Consiglio dei ministri l'avvocato dello Stato Mataloni ha illustrato
l'eccezione d'irrilevanza della questione sul riflesso che la sentenza
di primo grado è esecutiva di diritto e non per pronuncia del giudice
e nel merito si è intrattenuto sulla particolare posizione della
impresa assicuratrice. Considerato in diritto :
4.1. - I due incidenti, per avere ad oggetto la stessa questione
d'incostituzionalità (non manifestamente infondato contrasto tra
l'art. 5 bis aggiunto, in sede di conversione disposta con l. 26
febbraio 1977 n. 39, al d.l. 23 dicembre 1976 n. 857 ("Le sentenze che
pronunciano condanna a favore del danneggiato per il pagamento delle
indennità spettanti a norma della presente legge e della legge 24
dicembre 1969 n. 990, sono provvisoriamente esecutive") e gli artt. 3 e
24 comma secondo Cost.), giustifica unica deliberazione anche se si
appalesa a prima vista inammissibile l'incidente proposto dal collegio
del Tribunale di Salerno, il quale non ha temuto di sospettare
d'ufficio d'illegittimità l'art. 5 bis ancor prima di affrontare
l'esame del merito della controversia che avrebbe pur potuto sfociare
in una pronuncia diversa dalla condanna dei convenuti.
4.2. - La eccezione d'inammissibilità della questione sollevata
dal Tribunale di Roma, che l'interveniente Presidente del Consiglio dei
ministri ha sollevato, non merita ingresso perché l'ambiente
procedurale in cui è sorta ha per oggetto non il merito della
controversia ma la conformità della esecuzione provvisoria della
sentenza di primo grado ai dettami costituzionali della quale si è
sospettato nella fase sommaria del giudizio di appello che non può
essere confusa con il processo d'impugnazione a cognizione ordinaria
del merito della sentenza di primo grado. La C. cost. 16/1977, poi,
non conforta l'eccezione dell'Avvocatura erariale perché in
quell'incontro la Corte giudicò inammissibile la questione
d'incostituzionalità del novellato art. 431 c.p.c. perché sollevata
(non nella fase riservata allo scrutinio di ritualità e di
opportunità della provvisoria esecuzione sibbene) nel giudizio di
merito.
5.1. - L'art. 3 Cost. non somministra valido parametro alla
proposta questione nei confronti non solo della normativa dettata per i
due gruppi d'ipotesi, descritte nel comma primo e nel comma secondo
dell'art. 282 c.p.c., ai quali non è lecito riconoscere valore di
precetto inderogabile mediante altri atti aventi forza di legge
ordinaria, ma anche del novellato art. 431 c.p.c. perché la scelta tra
i diversi criteri cui i conditores di leggi speciali si sono ispirati
per apportare deroga ai precetti generali del codice di rito civile
rientra nella discrezionalità dei medesimi, che la Corte non è
legittimata a sindacare perché anche al giudice delle leggi non è
dato sciogliere il dubbio sul se sia da sacrificare l'art. 5 bis
all'art. 431 o viceversa (in tali sensi sent. 168/1982 num. 14.2., che
giudicò infondata la questione d'illegittimità costituzionale degli
artt. 1, 9 e 13 l. 8 febbraio 1948 n. 47 (disposizioni sulla stampa) e
57 c.p.).
5.2. - Né più valido parametro si appalesa l'art. 24 comma
secondo Cost. che il Tribunale di Roma ha ritenuto violato per ciò che
ne l'art. 5 bis né alcun altra disposizione processuale della l.
990/1969 del d.l. 857/1976 e della l. 39/1977, a differenza dell'art.
351 c.p.c., prevedono la revoca in via sommaria della esecuzione
provvisoria della condanna di prime cure, né, a differenza dell'or
menzionato art. 351 e del ripetuto art. 431, né prevedono la
sospensione in via sommaria.
5.3. - Di vero la revocabilità merce sommaria cognizione di
esecuzione provvisoria imposta dalla legge senza lasciar adito ad
apprezzamenti variamente disegnati del giudice non è consentita da
ciò che la esecuzione provvisoria ape legis non può formare oggetto
di cognizione sommaria né va lasciato in non cale che la concessione
della stessa in fattispecie astratte diverse da quelle assunte dalla
legge, per contestare il diritto a procedere ad esecuzione forzata -
pur non ancora iniziata -, può formare oggetto della opposizione
all'esecuzione, di cui agli artt. 615 e 624 c.p.c..
5.4. - Non diverso discorso esige il dubbio d'incostituzionalità
dell'art. 5 bis nella parte in cui la norma non prevederebbe ricorso
inteso a conseguire in via sommaria la sospensione dell'esecuzione
provvisoria di sentenza di primo grado per gli stessi motivi esposti
supra 5.1.. In disparte il rilievo che sarebbe il dubbio insorto al
livello di interpretazione, né la constatazione del mancato
consolidarsi di communis opinio lo eleverebbe al piano di problema di
costituzionalità o meno del mancato affiancamento espresso dell'art.
351 all'art. 282.
Dispositivo
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
riuniti gli incidenti iscritti ai nn. 279/1978 e 363/1979,
I) dichiara inammissibile per irrilevanza l'incidente iscritto al
n. 363/1979,
II) dichiara non fondata la questione d'illegittimità
costituzionale dell'art. 5 bis aggiunto con la l. 26 febbraio 1977 n.
39 di conversione al d.l. 23 dicembre 1976 n. 857 (Modifica della
disciplina dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile
derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti)
sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 comma secondo Cost., con
ordinanza 14 dicembre 1977 del Tribunale di Roma nelle parti IIa) in
cui prevede l'esecuzione provvisoria ope legis delle sentenze, rese da
giudice di primo grado, di condanna a favore del danneggiato per il
pagamento delle indennità spettanti a norma delle leggi 24 dicembre
1969 n. 990 e 26 febbraio 1977 n. 39, IIb) nella parte in cui non
prevede la facoltà di revocare l'esecuzione iniziata per l'istruttore
e il collegio di primo grado e IIc) nella parte in cui non consente
all'istruttore e al collegio di appello di sospendere l'esecuzione
provvisoria prevista dalla disposizione impugnata.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 29 marzo 1985.
F.to: LEOPOLDO ELIA - ORONZO REALE -
BRUNETTO BUCCIARELLI DUCCI - ALBERTO
MALAGUGINI - LIVIO PALADIN - ANTONIO
LA PERGOLA - VIRGILIO ANDRIOLI -
GIUSEPPE FERRARI - FRANCESCO SAJA -
GIOVANNI CONSO - ETTORE GALLO - ALDO
CORASANITI - GIUSEPPE BORZELLINO -
FRANCESCO GRECO.
GIOVANNI VITALE - Cancelliere
ECLI:IT:COST:1985:95 · Testo integrale dai dati aperti della Corte costituzionale (CC BY-SA 3.0) · scheda sul sito della Corte