Nel corso del procedimento per i reati concernenti le armi e gli esplosivi, nonche' per quelli previsti dagli articoli 241, 285, 286 e 306 del codice penale e dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, e successive modificazioni, l'autorita' giudiziaria dispone sempre, con decreto motivato, il sequestro dell'immobile, che sia sede di enti, associazioni o gruppi, quando in tale sede siano rinvenuti armi da sparo, esplosivi o ordigni esplosivi o incendiari, ovvero quando l'immobile sia pertinente al reato. Non puo' essere nominato custode dell'immobile sequestrato l'indiziato o l'imputato dei reati per cui si procede ne' persona aderente agli enti, associazioni o gruppi suddetti. Nella flagranza del reato, gli ufficiali di pubblica sicurezza procedono allo stesso modo trasmettendo, nelle quarantotto ore, il processo verbale all'autorita' giudiziaria, indicata nel primo capoverso dell'articolo 238 del codice di procedura penale. Quando il procedimento e' definito con sentenza di condanna e' sempre ordinata la confisca dell'immobile di cui al primo comma, se appartenente al condannato. Nel corso del procedimento il giudice deve disporre la restituzione dell'immobile sequestrato non appartenente all'imputato a chi provi di averne diritto, sempre che il mantenimento del sequestro non sia necessario per il procedimento.

Testo vigente dal 20 agosto 1977

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urn:nir:stato:legge:1977-08-08;533~art3 · fonte su Normattiva