Le massime del Massimario della Corte costituzionale: che cosa la Corte ha detto di questa norma, non soltanto come sono finite le questioni.
Prospettazione della questione incidentale - Riproposizione di questione precedentemente dichiarata manifestamente inammissibile - Carattere non decisorio della pronuncia - Nuova ordinanza priva delle carenze in precedenza riscontrate - Ammissibilità della questione - Rigetto di eccezione preliminare.
Non è accolta l'eccezione di inammissibilità - per asserito difetto di motivazione sulla rilevanza - della questione di legittimità costituzionale dell'art. 98, comma 9, del d.lgs. n. 259 del 2003, nella parte in cui - a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 2, comma 136, lett. d ), del d.l. n. 262 del 2006, conv., con modif., nella legge n. 286 del 2006 - stabilisce che «ai soggetti che non provvedono, nei termini e con le modalità prescritti, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal Ministero [dello sviluppo economico] o dall'Autorità [per le garanzie nelle comunicazioni], gli stessi, secondo le rispettive competenze, comminano una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15.000,00 ad euro 1.150.000,00». L'odierna ordinanza elimina le carenze in precedenza riscontrate per insufficiente descrizione della fattispecie nonché per carenza dei necessari requisiti di chiarezza e univocità del petitum , perché offre gli elementi sufficienti per comprendere, da un lato, la rilevanza della norma censurata per la definizione del giudizio a quo e, dall'altro, che le questioni vanno riferite al minimo edittale, sull'implicito presupposto che, nei confronti dell'opponente nel processo principale, anche l'applicazione del limite minimo non sarebbe conforme ai principi costituzionali di ragionevolezza, di proporzionalità e di buon andamento dell'amministrazione, che si assumono violati. ( Precedente citato: ordinanza n. 148 del 2015, con cui è stata dichiarata la manifesta inammissibilità della questione precedentemente già proposta dallo stesso rimettente nell'ambito dello stesso giudizio a quo ). Secondo la giurisprudenza costituzionale, la pronuncia di inammissibilità - di carattere non decisorio e basata su ragioni che il rimettente può rimuovere - non preclude la possibilità di riproporre le medesime questioni, posto che in tal caso la riproposizione non contrasta col disposto dell'ultimo comma dell'art. 137 Cost., in tema di non impugnabilità delle decisioni della Corte costituzionale: ciò, peraltro, alla ovvia condizione che il giudice a quo abbia eliminato il vizio che in precedenza impediva l'esame nel merito della questione. ( Precedente citato: sentenza n. 252 del 2012 ).
Riguarda ancheart. 2 d.l. 262/2006
Prospettazione della questione incidentale - Richiesta di intervento manipolativo (nella specie, sulla dosimetria sanzionatoria adottata) - Eccepita lesione della discrezionalità del legislatore - Rilievo attinente al merito della questione - Rigetto di eccezione preliminare.
L'ammissibilità delle questioni inerenti ai profili di illegittimità costituzionale dell'entità della pena stabilita dal legislatore può ritenersi condizionata non tanto dalla presenza di un'unica soluzione costituzionalmente obbligata (come quella prevista per una norma avente identica struttura e ratio , idonea a essere assunta come tertium comparationis ), quanto dalla puntuale indicazione, da parte del giudice a quo, di previsioni sanzionatorie già rinvenibili nell'ordinamento che, trasposte all'interno della norma censurata, garantiscano coerenza alla logica perseguita dal legislatore, restando l'aspetto inerente alla correttezza di siffatta indicazione afferente al merito delle questioni. (Nella specie, non è accolta l'eccezione di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 98, comma 9, del d.lgs. n. 259 del 2003, nella parte in cui - a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 2, comma 136, lett. d), del d.l. n. 262 del 2006, conv., con modif., nella legge n. 286 del 2006 - stabilisce che «ai soggetti che non provvedono, nei termini e con le modalità prescritti, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal Ministero [dello sviluppo economico] o dall'Autorità [per le garanzie nelle comunicazioni], gli stessi, secondo le rispettive competenze, comminano una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15.000,00 ad euro 1.150.000,00». Il giudice a quo indica, nel corpo dell'ordinanza, le previsioni sanzionatorie suscettibili di fungere da punti di riferimento dell'intervento manipolativo richiesto. ( Precedenti citati: sentenze n. n. 40 del 2019, n. 233 del 2018 e n. 222 del 2018 ).
Riguarda ancheart. 2 d.l. 262/2006
Sanzioni amministrative - Codice delle comunicazioni elettroniche - Soggetti che non provvedono alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal Ministero dello sviluppo economico o dall'AGCOM - Misura della relativa sanzione amministrativa pecuniaria - Denunciata violazione del canone di ragionevolezza e proporzionalità nella determinazione della sanzione - Insussistenza - Non fondatezza delle questioni.
Sono dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Livorno in riferimento all'art. 3 Cost. - dell'art. 98, comma 9, del d.lgs. n. 259 del 2003, nella parte in cui - a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 2, comma 136, lett. d ), del d.l. n. 262 del 2006, conv., con modif., nella legge n. 286 del 2006 - stabilisce che «ai soggetti che non provvedono, nei termini e con le modalità prescritti, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal Ministero [dello sviluppo economico] o dall'Autorità [per le garanzie nelle comunicazioni], gli stessi, secondo le rispettive competenze, comminano una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15.000,00 ad euro 1.150.000,00». La severità, anche nel minimo, della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dalla disposizione censurata non è sufficiente per qualificare la scelta operata dal legislatore come manifestamente irragionevole o arbitraria, poiché la sanzione colpisce, con finalità repressive, una condotta che presenta profili di particolare rilievo (omessa comunicazione degli elementi richiesti dall'autorità competente nell'ambito del controllo sulle delicate attività di gestione delle reti e di fornitura dei servizi di comunicazione elettronica a uso pubblico). Inoltre, si deve escludere che sia irragionevole sottoporre allo stesso trattamento piccoli e grandi imprenditori del settore, poiché la particolare ampiezza della "forbice" tra minimo e massimo edittale consente all'autorità chiamata ad irrogare la sanzione di calibrarne in concreto la misura in rapporto alla maggiore o minore gravità della violazione e di differenziarla, se del caso, anche in considerazione delle dimensioni dell'impresa, le quali possono influire sulla valutazione della condotta degli autori della stessa violazione. Infine, non è pertinente il riferimento, operato dal rimettente, alle sanzioni riservate all'attività radiotelevisiva in «ambito locale», definita all'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 177 del 2005, per la diversità della materia e per la specificità della relativa disciplina. ( Precedente citato: ordinanza n. 109 del 2004 ).
Riguarda ancheart. 2 d.l. 262/2006
Sanzioni amministrative - Codice delle comunicazioni elettroniche - Soggetti che non provvedono alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal Ministero dello sviluppo economico o dall'AGCOM - Misura della relativa sanzione amministrativa pecuniaria - Denunciata violazione del principio del buon andamento dell'azione amministrativa - Insussistenza - Non fondatezza delle questioni.
Sono dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Livorno in riferimento all'art. 97 Cost. - dell'art. 98, comma 9, del d.lgs. n. 259 del 2003, nella parte in cui - a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 2, comma 136, lett. d), del d.l. n. 262 del 2006, conv., con modif., nella legge n. 286 del 2006 - stabilisce che «ai soggetti che non provvedono, nei termini e con le modalità prescritti, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal Ministero [dello sviluppo economico] o dall'Autorità [per le garanzie nelle comunicazioni], gli stessi, secondo le rispettive competenze, comminano una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15.000,00 ad euro 1.150.000,00». Le ipotizzate conseguenze della quantificazione legislativa della misura della sanzione censurata - tali per cui l'indiscriminato inasprimento della sanzione indurrebbe gli autori dell'illecito a promuovere giudizi di opposizione a ordinanza-ingiunzione, con aggravio del contenzioso giudiziario e mancato soddisfacimento delle ragioni creditorie dell'amministrazione - derivano in linea fattuale da scelte difensive soggettive (quanto all'aggravio del contenzioso) e dall'eventuale effettiva insolvenza o incapienza patrimoniale dei responsabili dell'illecito (quanto alle difficoltà di riscossione delle sanzioni pecuniarie) e si risolvono quindi in un - indimostrato - mero inconveniente di fatto, inidoneo a determinare un problema di legittimità costituzionale. ( Precedenti citati: sentenza n. 157 del 2014, ordinanza n. 206 del 2016 ). Secondo la giurisprudenza costituzionale, il principio del buon andamento di cui all'art. 97 Cost è riferibile all'amministrazione della giustizia soltanto per quanto attiene all'organizzazione e al funzionamento degli uffici giudiziari. ( Precedenti citati: sentenze n. 91 del 2018, n. 65 del 2014 e n. 272 del 2008; ordinanze n. 158 del 2014, n. 84 del 2011 e n. 408 del 2008 ).
Riguarda ancheart. 2 d.l. 262/2006
Telecomunicazioni - Codice delle comunicazioni elettroniche - Violazioni gravi o reiterate più di due volte nel quinquennio delle condizioni poste dall'autorizzazione generale - Sanzione amministrativa pecuniaria da euro 30.000 a euro 600.000 - Previsione per i soggetti che non provvedano, nei termini e con le modalità prescritte, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richieste dal Ministero o dall'Autorità, della comminazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15.000 ad euro 1.150.000 - Insufficiente descrizione della fattispecie a quo - Difetto di motivazione sulla rilevanza - Petitum privo dei necessari requisiti di chiarezza e univocità - Manifesta inammissibilità della questione.
E' manifestamente inammissibile, per difetto di motivazione sulla rilevanza e non univocità del petitum , la questione di legittimità costituzionale dell'art. 98, comma 9, del d.lgs. 1° agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche), come modificato dal d.l. n. 262 del 2006 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 286 del 2006), impugnato, in riferimento all'art. 3 Cost., nella parte in cui stabilisce che per i soggetti che non provvedono, nei termini e con le modalità prescritte, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richieste dal Ministero o dall'Autorità, viene comminata una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15.000 ad euro 1.150.000. Innanzitutto, il rimettente non precisa, né per quale specifica condotta sia stata emessa l'ordinanza-ingiunzione impugnata nel giudizio a quo , né quale sanzione sia stata concretamente applicata, né quali siano l'attività esercitata dal ricorrente e le dimensioni della sua impresa rendendo impossibile verificare se la norma denunciata, nel testo attualmente in vigore, debba essere effettivamente applicata per definire il giudizio e se le ragioni esposte a sostegno del dubbio di costituzionalità abbiano una qualche attinenza con il caso concreto. Inoltre, la carente descrizione della fattispecie non fa comprendere se il sindacato della Corte debba riguardare l'abnormità della sanzione come limite minimo o l'inadeguatezza della stessa come limite massimo ovvero entrambi questi profili. Sull'inammissibilità della questione per omessa o insufficiente descrizione della fattispecie, non emendabile tramite la lettura degli atti di causa in virtù del principio di autosufficienza dell'atto di promovimento, v., ex plurimis , le citate decisioni: sentenze nn. 128/2014, 301/2012 e 338/2011; ordinanze nn. 183/2014, 176/2014, 84/2014, 20/2014, 295/2013, 93/2012 e n. 260/2011. Sull'inammissibilità di questioni il cui petitum sia oscuro o indeterminato, v., ex plurimis , le citate decisioni: sentenza n. 186/2011, ordinanze nn. 21/2011, 91/2010 e 269/2009.
Riguarda ancheart. 2 d.l. 262/2006