La Riforma Cartabia dopo il Correttivo: risultati, criticità e prospettive
Un bilancio della riforma del processo civile: le novità del d.lgs. n. 149/2022, le difficoltà della prima applicazione e le correzioni del d.lgs. n. 164/2024.
· Redazione RatioLegis · 7 minuti di lettura
In questo articolo
- Dalla legge delega alla nuova struttura del processo civile
- Le verifiche preliminari e l'art. 171-bis c.p.c.
- Il procedimento semplificato di cognizione
- Mediazione e negoziazione assistita
- Processo telematico e digitalizzazione
- Il nuovo processo di famiglia
- Le novità nelle impugnazioni
- Il processo esecutivo
- Perché è stato necessario il Correttivo Cartabia
- Oltre tre anni dopo: il processo è davvero più veloce?
- Il rapporto tra efficienza e garanzie
- Conclusioni
A oltre tre anni dalla piena operatività delle principali disposizioni della Riforma Cartabia sul processo civile, è possibile tracciare un primo bilancio di uno degli interventi più profondi che abbiano interessato la giustizia italiana negli ultimi decenni.
La riforma, attuata principalmente attraverso il d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 149, nasce dalla legge delega n. 206 del 2021 e si inserisce nel quadro degli impegni assunti dall’Italia con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
L'obiettivo dichiarato era ambizioso: rendere il processo più semplice, rapido ed efficiente, riducendo la durata dei giudizi e l'arretrato degli uffici giudiziari.
A distanza di oltre tre anni, tuttavia, il quadro che emerge è articolato. Accanto a innovazioni ormai entrate nella pratica quotidiana degli operatori del diritto sono emerse difficoltà applicative che hanno reso necessario un successivo intervento del legislatore attraverso il d.lgs. 31 ottobre 2024, n. 164, il cosiddetto Correttivo Cartabia.
Dalla legge delega alla nuova struttura del processo civile
La Riforma Cartabia non si è limitata a modificare singole disposizioni del codice di procedura civile.
L'intervento ha inciso sull'intera architettura del processo, interessando il giudizio ordinario di cognizione, il procedimento semplificato, le impugnazioni, il giudizio dinanzi alla Corte di cassazione, il processo esecutivo, il diritto di famiglia e gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie.
Uno degli obiettivi fondamentali è stato quello di concentrare maggiormente le attività processuali nella fase iniziale del giudizio.
Il nuovo sistema impone infatti alle parti di definire con maggiore precisione, già prima della prima udienza, domande, eccezioni, contestazioni e richieste istruttorie.
La scelta legislativa risponde a una logica precisa: fare in modo che il giudice arrivi alla prima udienza con una controversia già sufficientemente delineata e possa quindi imprimere immediatamente al processo la direzione più appropriata.
Le verifiche preliminari e l'art. 171-bis c.p.c.
Uno dei simboli della nuova struttura processuale è rappresentato dall'art. 171-bis c.p.c., dedicato alle verifiche preliminari.
La norma attribuisce al giudice una serie di controlli da effettuare prima dell'udienza di comparizione.
Proprio questa disposizione ha rappresentato uno dei punti maggiormente problematici nella prima applicazione della riforma.
Le difficoltà interpretative e operative emerse negli uffici giudiziari hanno infatti indotto il legislatore a intervenire nuovamente sulla disposizione con il Correttivo del 2024.
Il caso dell'art. 171-bis c.p.c. è significativo perché dimostra uno dei problemi strutturali incontrati dalla riforma: la necessità di conciliare l'obiettivo dell'accelerazione processuale con una disciplina sufficientemente semplice da poter essere applicata uniformemente dagli uffici giudiziari.
Il procedimento semplificato di cognizione
Un altro elemento centrale della riforma è il rafforzamento del procedimento semplificato di cognizione, disciplinato dagli artt. 281-decies e seguenti c.p.c.
L'intenzione del legislatore è quella di offrire un modello processuale più agile quando la controversia, per caratteristiche della causa o semplicità dell'istruzione, non richieda l'intera struttura del rito ordinario.
Il procedimento semplificato rappresenta quindi uno degli strumenti attraverso i quali la riforma tenta di differenziare la risposta giudiziaria in relazione alla complessità effettiva della controversia.
La vera sfida rimane però applicativa: la rapidità del rito dipende non soltanto dalle norme processuali, ma anche dalla capacità organizzativa degli uffici e dalla disponibilità concreta di magistrati e personale amministrativo.
Mediazione e negoziazione assistita
La Riforma Cartabia ha attribuito un ruolo ancora più importante agli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie.
La mediazione civile e commerciale ha visto ampliare il proprio ambito di applicazione, mentre sono state introdotte misure dirette a incentivare maggiormente il ricorso alla mediazione e alla negoziazione assistita.
La logica è chiaramente deflattiva: non tutte le controversie devono necessariamente arrivare davanti a un giudice.
Una maggiore diffusione degli strumenti ADR può ridurre il numero delle cause e consentire alla giurisdizione ordinaria di concentrare le proprie risorse sulle controversie che richiedono effettivamente una decisione giudiziale.
Il successo di questo modello, tuttavia, dipende dalla capacità di trasformare la mediazione da semplice passaggio procedurale a reale occasione di composizione della controversia.
Processo telematico e digitalizzazione
Un altro pilastro della riforma è rappresentato dalla digitalizzazione.
Deposito telematico degli atti, udienze mediante collegamenti audiovisivi e possibilità di sostituire, nei casi previsti dalla legge, l'udienza con il deposito di note scritte sono ormai elementi strutturali del processo civile.
La digitalizzazione costituisce probabilmente uno dei cambiamenti destinati ad avere gli effetti più duraturi.
Il processo non è più necessariamente identificabile con la presenza fisica contemporanea di giudice e avvocati all'interno dell'aula giudiziaria.
La tecnologia è diventata parte integrante dell'esercizio della giurisdizione.
Resta tuttavia necessario evitare che l'efficienza digitale comprometta il contraddittorio e l'effettività della partecipazione delle parti.
Il nuovo processo di famiglia
Particolarmente significativa è stata la riforma dei procedimenti riguardanti persone, minorenni e famiglie.
La Riforma Cartabia ha introdotto un rito unitario (artt. 473-bis e seguenti c.p.c.) volto a superare la frammentazione delle procedure precedenti e a creare un modello processuale maggiormente uniforme.
L'intervento assume particolare rilievo perché riguarda controversie nelle quali alla necessità di rapidità della decisione si accompagna frequentemente l'esigenza di tutelare soggetti vulnerabili e, soprattutto, minori.
Anche questo settore è stato interessato dal successivo Correttivo Cartabia.
Le novità nelle impugnazioni
La riforma ha inciso anche sui giudizi di impugnazione.
In materia di appello, il legislatore ha perseguito l'obiettivo di rendere più efficiente la selezione delle impugnazioni e di accelerarne la trattazione.
Importanti innovazioni hanno riguardato anche il giudizio davanti alla Corte di cassazione.
Tra gli istituti maggiormente innovativi figura il rinvio pregiudiziale alla Corte di cassazione (art. 363-bis c.p.c.), attraverso il quale il giudice di merito, in presenza delle condizioni previste dalla legge, può sottoporre direttamente alla Suprema Corte una questione di diritto.
Lo strumento mira a ottenere tempestivamente un principio interpretativo capace di orientare non soltanto il singolo procedimento, ma potenzialmente numerose controversie caratterizzate dalla medesima questione giuridica.
Il processo esecutivo
La Cartabia è intervenuta anche sull'esecuzione forzata, con l'obiettivo di ridurre i tempi necessari per arrivare all'effettiva soddisfazione del creditore.
È un settore particolarmente importante perché l'efficienza della giustizia non può essere misurata soltanto sulla rapidità con cui viene pronunciata una sentenza.
Una decisione favorevole perde infatti buona parte della propria utilità quando il titolare del diritto deve attendere tempi eccessivi per ottenere concretamente quanto riconosciuto dal giudice.
Anche in questo ambito il Correttivo del 2024 ha introdotto modifiche destinate a chiarire e perfezionare alcuni meccanismi della disciplina originaria.
Perché è stato necessario il Correttivo Cartabia
La necessità di intervenire nuovamente dopo un periodo relativamente breve dall'entrata in vigore della riforma rappresenta forse uno degli elementi più significativi del primo biennio di applicazione.
Con il d.lgs. 31 ottobre 2024, n. 164, entrato in vigore il 26 novembre 2024, il Governo ha introdotto numerose disposizioni integrative e correttive al d.lgs. n. 149/2022.
L'intervento non ha smantellato l'impostazione originaria della Cartabia.
Ha invece cercato di correggere alcune criticità emerse nella pratica, chiarire disposizioni che avevano generato dubbi interpretativi e rendere più fluidi alcuni passaggi procedurali.
Sono stati interessati, tra gli altri, il processo ordinario di cognizione, il procedimento semplificato, le udienze, il processo telematico, le impugnazioni, l'esecuzione forzata e il rito in materia di famiglia.
Il Correttivo dimostra quindi come la Riforma Cartabia debba essere considerata non come un intervento normativo concluso nel 2022, ma come un processo di trasformazione ancora in fase di assestamento.
Oltre tre anni dopo: il processo è davvero più veloce?
È questa la domanda centrale.
La risposta non può essere ricavata esclusivamente dal testo del codice.
La riduzione della durata dei processi dipende dall'interazione di diversi fattori: norme processuali, organizzazione degli uffici giudiziari, numero dei magistrati, personale amministrativo, digitalizzazione, gestione dell'arretrato e funzionamento dell'Ufficio per il processo.
La Riforma Cartabia ha certamente modificato il modo in cui il processo viene organizzato, anticipando numerose attività e rafforzando gli strumenti alternativi alla giurisdizione.
Ma una riforma processuale non può, da sola, eliminare tutte le cause strutturali della lentezza della giustizia italiana.
Il rischio è che la ricerca della rapidità si traduca semplicemente nello spostamento degli adempimenti da una fase processuale all'altra, aumentando gli oneri iniziali a carico degli operatori senza determinare automaticamente una corrispondente riduzione della durata complessiva del procedimento.
Il rapporto tra efficienza e garanzie
La vera eredità della Riforma Cartabia potrebbe essere individuata nel tentativo di ridefinire l'equilibrio tra due esigenze fondamentali: efficienza e garanzie.
Un processo eccessivamente lungo può rappresentare esso stesso una negazione della tutela giurisdizionale.
Allo stesso tempo, però, la velocità non può diventare l'unico parametro attraverso il quale valutare il funzionamento della giustizia.
La concentrazione degli adempimenti, i termini processuali e i meccanismi acceleratori devono continuare a essere compatibili con il diritto di difesa e con il principio del contraddittorio sanciti dalla Costituzione.
L'obiettivo non dovrebbe essere semplicemente avere un processo più breve, ma ottenere una decisione giusta in un tempo ragionevole.
Conclusioni
A oltre tre anni dalla sua piena operatività, la Riforma Cartabia presenta un bilancio inevitabilmente ancora provvisorio.
Il nuovo processo civile ha introdotto innovazioni profonde: maggiore concentrazione della fase introduttiva, rafforzamento del rito semplificato, ampliamento degli strumenti ADR, digitalizzazione, riorganizzazione del processo di famiglia, modifiche alle impugnazioni e interventi sull'esecuzione forzata.
Le difficoltà emerse nella prima applicazione hanno però richiesto un importante intervento correttivo già nel 2024.
Il dato più interessante è probabilmente proprio questo.
La Cartabia non può più essere considerata soltanto come “la riforma del 2022”. È ormai un sistema processuale in evoluzione, nel quale norme originarie, interventi correttivi, prassi degli uffici e interpretazione giurisprudenziale stanno progressivamente definendo il nuovo volto della giustizia civile italiana.
La verifica decisiva sarà quella dei prossimi anni: capire se questa profonda trasformazione normativa riuscirà effettivamente a produrre una riduzione stabile dei tempi della giustizia senza sacrificare la qualità della tutela giurisdizionale.


