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La titolarita' della quota latte spetta al produttore nella sua qualita' di conduttore dell'azienda agricola, fatte salve le diverse pattuizioni tra le parti. Il conduttore puo' cedere o affittare, totalmente o parzialmente, anche per singole annate, la quota latte senza alienare l'azienda agricola, qualora vengano rispettate le seguenti condizioni:

  • a)l'azienda del produttore acquirente deve essere ubicata nella medesima regione dell'azienda cui si riferisce la quota ceduta o nella stessa area omogenea individuata dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano all'interno del loro territorio;
  • b)le due aziende indicate nella lettera a) devono trovarsi nella medesima categoria di territorio (zone montane, zone svantaggiate, di cui alla direttiva n. 75/268/CEE del Consiglio del 28 aprile 1975, altre zone). Possono acquisire o prendere in affitto quote aggiuntive a quelle inizialmente disponibili le aziende agricole con una produzione lattiera non superiore al limite di trenta tonnellate annue per ogni ettaro di superficie agraria utilizzata, esclusa quella destinata a boschi, a frutteti o comunque a colture arboree, a condizione che con l'acquisizione o con l'affitto di nuove quote non si superi il predetto limite. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono stabilire limiti inferiori, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e dandone comunicazione al Ministero dell'agricoltura e delle foreste e all'AIMA. Le condizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 2 non si applicano nei casi di cessione delle quote latte a produttori le cui aziende siano ubicate nelle zone montane. La cessione di cui al comma 2 puo' avvenire esclusivamente entro il 30 novembre di ciascun anno ed e' comunicata entro quindici giorni all'AIMA per l'aggiornamento del bollettino di cui all'articolo 4 ed alle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano per gli adempimenti di cui al comma 11 del presente articolo. La cessione ha efficacia a partire dal periodo successivo alla pubblicazione del bollettino recante l'aggiornamento. Ai soci di cooperative di lavorazione, trasformazione e raccolta di latte e' attribuito il diritto di prelazione per le quote poste in vendita da altri soci della stessa cooperativa. A tal fine, il socio della cooperativa che intende vendere le quote ne da' comunicazione, indicando il prezzo pattuito col terzo, al presidente della cooperativa stessa che procede ad informare i soci secondo le modalita' da stabilire con il regolamento di cui all'articolo 14. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla suddetta comunicazione, le quote possono essere vendute al medesimo prezzo comunicato a produttori non soci, sempre con le condizioni e le modalita' di cui ai commi 2, 5, 6 e 10. Il diritto di prelazione di cui al comma 7 del presente articolo e' altresi' attribuito ai produttori appartenenti ad associazioni che esercitano la gestione unitaria delle quote ai sensi dell'articolo 3 per le quote poste in vendita da altri produttori della stessa associazione con le modalita' e i termini previsti dal medesimo comma 7. Il produttore che cede al terzo la quota oggetto di prelazione a prezzo inferiore a quello comunicato e' tenuto al risarcimento del danno nei confronti della cooperativa o dell'associazione. In caso di applicazione del comma 6, la quota ceduta e' ridotta del 15 per cento al fine di costituire un'apposita riserva per l'attribuzione di nuove quote ai giovani agricoltori e di quote aggiuntive ai conduttori di aziende suscettibili di sviluppo nonche' ai produttori le cui aziende siano ubicate in zone di montagna, al fine di consentire a tali produttori il raggiungimento di una idonea dimensione aziendale. In caso di cessione di quote latte da parte dei produttori la cui complessiva produzione annuale non superi i 600 quintali la riduzione si applica nella misura del 10 per cento. La riserva di cui al comma 10 e' costituita presso le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, che provvedono all'attribuzione di tali quantitativi ai giovani agricoltori ed ai produttori di cui al comma 10 sulla base di criteri oggettivi di priorita' deliberati, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro organizzazioni regionali, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. I quantitativi devono essere attribuiti entro dodici mesi dalla loro disponibilita', decorsi i quali confluiscono nella riserva nazionale. Qualsiasi atto o fatto giuridico che comporti un mutamento del conduttore dell'azienda deve essere comunicato all'AIMA, la quale, verificata la regolarita' degli atti, apporta le necessarie modifiche in occasione della pubblicazione dei bollettini previsti nell'articolo 4. Per i produttori appartenenti ad una associazione che abbia chiesto la gestione unitaria della quota, le cessioni della quota separatamente dall'azienda possono avvenire, sempre con le modalita' e nei limiti di cui ai commi 2, 5, 6 e 10, e limitatamente ai periodi 1993-1994 e 1994-1995, esclusivamente a favore dei produttori appartenenti alla medesima associazione. Alla scadenza del contratto agrario il produttore concessionario ha la disponibilita' della quota ai sensi dell'articolo 7 del regolamento CEE n. 1546/88 della Commissione del 3 giugno 1988, e successive modificazioni, integrazioni e codificazioni.

Testo in vigore dal 4 dicembre 1992 al 31 gennaio 1995

Corte costituzionale

1 pronuncia ha deciso una questione su questo articolo. Una questione respinta non modifica la norma.

  • Sentenza n. 100/1998

    Questione infondata
    6 aprile 1998

    Non è fondata, non essendo condivisibile l'interpretazione da cui muove il rimettente, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, commi 1 e 2, della legge 26 novembre 1992, n. 468 (Misure urgenti nel settore lattiero caseario), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 42 e 44 Cost., sul presupposto che l'attribuzione al conduttore del potere di cedere o affittare la quota latte, senza alienare l'azienda agricola, privi il proprietario che abbia concorso alla predisposizione del fondo all'indirizzo lattiero, mediante le opere a ciò necessarie, dell'effettiva ricchezza del fondo, e quindi determini una irragionevole disparità di trattamento tra proprietario e conduttore, un effetto espropriativo senza indennizzo e un contrasto con le finalità di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di conseguire equi rapporti sociali. La disposizione denunciata, infatti, regolamentando i quantitativi di produzione e la legittimazione a compiere gli atti ad essa relativi, non tocca il rapporto tra proprietario ed affittuario del fondo rustico e non determina gli effetti lesivi ipotizzati. L'affittuario - che, in quanto produttore, è l'unico destinatario della disciplina dei limiti quantitativi posti alla produzione di latte in sede comunitaria - può quindi prendere tutte le iniziative richieste dalla razionale utilizzazione del fondo, ma risponde, oltre che della violazione delle pattuizioni contrattuali, dell'eventuale depauperamento del fondo, quale potrebbe, in ipotesi, derivare dalla dismissione dell'allevamento che vada oltre il periodo della gestione attribuita all'affittuario, ovvero quando l'allevamento stesso, con la relativa assegnazione della quota latte, non sia ripristinato prima della estinzione del rapporto e della riconsegna del fondo. red.: S. Evangelista

    Art. 3 cost. · Art. 42 cost. · Art. 44 cost. · Art. 10 Misure urgenti nel settore lattiero-caseario

    Leggi la pronuncia
Altre pronunce che richiamano l’articolo (1)

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

Norme correlate

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urn:nir:stato:legge:1992-11-26;468~art10 · fonte su Normattiva