Le massime del Massimario della Corte costituzionale: che cosa la Corte ha detto di questa norma, non soltanto come sono finite le questioni.
Arbitrato - Lodo arbitrale - Impugnazione per errori di diritto - Regime limitativo introdotto dalla riforma del 2006 - Inapplicabilità, secondo il diritto vivente, agli arbitrati convenuti anteriormente - Denunciato contrasto con il diritto di azione e di difesa - Difetto di motivazione della censura - Manifesta inammissibilità della questione.
È dichiarata manifestamente inammissibile - per difetto di motivazione della censura - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 829, terzo comma, cod. proc. civ., come sostituito dall'art. 24 del d.lgs. n. 40 del 2006, in combinato disposto con l'art. 27, comma 4, del medesimo d.lgs., sollevata dalla Corte di appello di Milano in riferimento all'art. 24 Cost. La lesione di tale parametro, benché prospettata nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione, non trova alcun chiaro supporto di motivazione nel corpo dell'ordinanza stessa, essendosi il rimettente limitato a sottolineare che la norma denunciata, come interpretata dalle Sezioni unite della Cassazione, non è necessaria per porre rimedio a una menomazione del diritto di difesa.
sentenza 21/2019massima n. 40400 Riguarda ancheart. 24 d.lgs. 40/2006
Arbitrato - Lodo arbitrale - Impugnazione per errori di diritto - Regime limitativo introdotto dalla riforma del 2006 - Inapplicabilità, secondo il diritto vivente, agli arbitrati convenuti anteriormente - Denunciata disparità di trattamento tra situazioni analoghe e violazione dei principi di uguaglianza, autonomia privata e libertà contrattuale - Sopravvenuta pronuncia di rigetto di identiche censure e assenza di argomenti nuovi - Manifesta infondatezza delle questioni.
Sono dichiarate manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 829, terzo comma, cod. proc. civ., come sostituito dall'art. 24 del d.lgs. n. 40 del 2006, in combinato disposto con l'art. 27, comma 4, del medesimo d.lgs., sollevate dalla Corte di appello di Milano in riferimento agli artt. 3 e 41 Cost. La sopravvenuta sentenza n. 13 del 2018 ha dichiarato non fondate identiche questioni sollevate dallo stesso rimettente, che nell'attuale ordinanza non aggiunge argomenti nuovi o diversi rispetto a quelli precedentemente dedotti. ( Precedente specifico citato: sentenza n. 13 del 2018 ).
sentenza 21/2019massima n. 40401 Riguarda ancheart. 24 d.lgs. 40/2006
Arbitrato - Lodo arbitrale - Impugnazione per errori di diritto - Regime limitativo introdotto dalla riforma del 2006 - Inapplicabilità, secondo il diritto vivente, agli arbitrati convenuti antecedentemente - Denunciata disparità di trattamento, con conseguente violazione del principio tempus regit processum e dei principi di uguaglianza, autonomia privata e libertà contrattuale - Insussistenza - Non fondatezza della questione.
È dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dalla Corte di appello di Milano in riferimento agli artt. 3 e 41 Cost. - dell'art. 829, terzo comma, cod. proc. civ., come sostituito dall'art. 24 del d.lgs. n. 40 del 2006, in combinato disposto con l'art. 27, comma 4, del medesimo d.lgs., che modifica il regime di impugnabilità del lodo arbitrale, precludendone la sindacabilità per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia, in assenza di una espressa previsione delle parti o della legge. La norma censurata, di natura sostanziale e non meramente processuale, non si applica, nell'interpretazione enunciata dalla Cassazione e ritenuta dal rimettente "diritto vivente", ai giudizi arbitrali promossi dopo il 2 marzo 2006 (data di entrata in vigore del d.lgs. n. 40 del 2006), se azionati in forza di convenzione di arbitrato stipulata prima della riforma. Le fattispecie poste a confronto dal rimettente, riferite a coloro che hanno stipulato la clausola compromissoria prima o dopo tale data, non risultano tra loro assimilabili, poiché i primi sono in una situazione obiettivamente diversa dai secondi, che devono esprimere una specifica volontà per consentire l'impugnazione del lodo per violazione delle regole di diritto. La norma censurata non viola neppure il principio tempus regit processum, considerato che la presenza di un'esplicita disciplina transitoria priva di rilevanza esclusiva il riferimento alla natura processuale degli atti per risolvere le questioni di diritto intertemporale; né sussiste la lesione dell'autonomia negoziale - che, prima della riforma, si poneva come momento fondamentale della disciplina, in quanto la legge ammetteva sempre l'impugnazione del lodo per violazione delle regole di diritto, salva la diversa volontà delle parti - perché l'interpretazione avanzata dalla Cassazione tutela proprio l'autonomia privata. Secondo il costante orientamento della giurisprudenza costituzionale, la violazione del principio di uguaglianza sussiste solo qualora situazioni sostanzialmente identiche siano disciplinate in modo ingiustificatamente diverso e non, invece, quando alla diversità di disciplina corrispondano situazioni non assimilabili. ( Precedenti citati: sentenze n. 155 del 2014, n. 108 del 2006 e n. 340 del 2004 ).
sentenza 13/2018massima n. 39754 Riguarda ancheart. 24 d.lgs. 40/2006art. 27 d.lgs. 40/2006
GIURISDIZIONE - FUNZIONE GIURISDIZIONALE - COSTITUZIONE ART. 102 - INTERPRETAZIONE.
L'art. 102 della Costituzione significa che la legge puo' affidare solo a magistrati l'esercizio della funzione giurisdizionale, ma non vuole affatto significare che sia vietato ad ogni soggetto giuridico di svolgere la propria autonomia per la soluzione delle controversie di suo interesse, e di ricorrere ad un mezzo, come l'arbitrato, che e' legittimato da un regolamento del diritto d'azione, valido nel limite in cui su questo diritto la volonta' singola opera efficacemente.
sentenza 2/1963massima n. 1705 Riguarda ancheart. 811 Codice di procedura civileart. 827 Codice di procedura civileart. 823 Codice di procedura civileart. 814 Codice di procedura civileart. 817 Codice di procedura civileart. 809 Codice di procedura civilee altri 19
GIURISDIZIONE - FUNZIONE GIURISDIZIONALE - ISTITUTO DELL'ARBITRATO - CODICE PROCEDURA CIVILE TITOLO VIII DEL LIBRO IV - NON VIOLA LA RISERVA DISPOSTA NELL'ART. 102 DELLA COSTITUZIONE.
L'ordinamento dell'arbitrato non e' lesivo della riserva disposta dall'art. 102 della Costituzione, perche', e' il magistrato che riveste il lodo di imperativita'. D'altro canto lo stesso lodo acquista immutabilita' solo dopo il decorso dei termini stabiliti per la sua impugnazione dinanzi al magistrato ordinario, o dopo l'infruttuoso esperimento di essa.
sentenza 2/1963massima n. 1706 Riguarda ancheart. 819 Codice di procedura civileart. 825 Codice di procedura civileart. 820 Codice di procedura civileart. 823 Codice di procedura civileart. 830 Codice di procedura civileart. 809 Codice di procedura civilee altri 19
GIUDICE PRECOSTITUITO - COSTITUZIONE, ART. 25 - INTERPRETAZIONE - ADOZIONE DEL PROCEDIMENTO ARBITRALE - LEGITTIMITA'. (CODICE DI PROCEDURA CIVILE LIBRO IV, TITOLO VIII).
L'art. 25 della Costituzione pone il divieto di imporre la competenza di un giudice non precostituito, ma non gia' la limitazione al potere soggettivo delle parti di scegliere fra piu' giudici egualmente competenti, o fra piu' procedimenti egualmente preordinati: e il procedimento arbitrale (inquadrato fra i procedimenti speciali) pone al soggetto una alternativa con il procedimento ordinario. La norma che dispone che, ove il giudice della impugnazione dichiari nulla la sentenza arbitrale, deve decidere il merito della causa, e' indicativa del giudice naturale competente a decidere sulla controversia.
sentenza 2/1963massima n. 1707 Riguarda ancheart. 817 Codice di procedura civileart. 819 Codice di procedura civileart. 815 Codice di procedura civileart. 826 Codice di procedura civileart. 813 Codice di procedura civileart. 831 Codice di procedura civilee altri 19