Il Consiglio dei ministri determina la politica generale del Governo e, ai fini dell'attuazione di essa, l'indirizzo generale dell'azione amministrativa; delibera altresi' su ogni questione relativa all'indirizzo politico fissato dal rapporto fiduciario con le Camere. Dirime i conflitti di attribuzione tra i ministri. Il Consiglio dei ministri esprime l'assenso alla iniziativa del Presidente del Consiglio dei ministri di porre la questione di fiducia dinanzi alle Camere. Sono sottoposti alla deliberazione del Consiglio dei ministri:

  • a)le dichiarazioni relative all'indirizzo politico, agli impegni programmatici ed alle questioni su cui il Governo chiede la fiducia del Parlamento;
  • b)i disegni di legge e le proposte di ritiro dei disegni di legge gia' presentati al Parlamento;
  • c)i decreti aventi valore o forma di legge e i regolamenti da emanare con decreto del Presidente della Repubblica;
  • d)gli atti di sua competenza previsti dall'articolo 127 della Costituzione e dagli statuti regionali speciali in ordine alle leggi regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano, salvo quanto stabilito dagli statuti speciali per la regione siciliana e per la regione Valle d'Aosta; 5
  • e)le direttive da impartire tramite il commissario del Governo per l'esercizio delle funzioni amministrative delegate alle regioni che sono tenute ad osservarle;
  • f)le proposte che il ministro competente formula per disporre il compimento degli atti in sostituzione dell'amministrazione regionale, in caso di persistente inattivita' degli organi nell'esercizio delle funzioni delegate, qualora tali attivita' comportino adempimenti da svolgersi entro i termini perentori previsti della legge o risultanti dalla natura degli interventi;
  • g)le proposte di sollevare conflitti di attribuzione o di resistere nei confronti degli altri poteri dello Stato, delle regioni e delle provincie autonome;
  • h)le linee di indirizzo in tema di politica internazionale e comunitaria e i progetti dei trattati e degli accordi internazionali, comunque denominati, di natura politica o militare;
  • i)gli atti concernenti i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica di cui all'articolo 7 della Costituzione;
  • l)gli atti concernenti i rapporti previsti dall'articolo 8 della Costituzione;
  • m)i provvedimenti da emanare con decreto del Presidente della Repubblica previo parere del Consiglio di Stato, se il ministro competente non intende conformarsi a tale parere;
  • n)la richiesta motivata di registrazione della Corte dei conti ai sensi dell'articolo 25 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214;
  • o)le proposte motivate per lo scioglimento dei consigli regionali;
  • p)le determinazioni concernenti l'annullamento straordinario a tutela dell'unita' dell'ordinamento, degli atti amministrativi illegittimi, previo parere del Consiglio di Stato e, nei soli casi di annullamento di atti amministrativi delle regioni e delle province autonome, anche della Commissione parlamentare per le questioni regionali; 1
  • q)gli altri provvedimenti per i quali sia prescritta o il Presidente del Consiglio dei ministri ritenga opportuna la deliberazione consiliare. ((4. L'individuazione degli atti da sottoporre alla deliberazione del Consiglio dei Ministri e' tassativa, anche agli effetti dell'articolo 3, comma 1, della legge 15 gennaio 1994, n. 20.))
Gli interventi su questo articolo(2)

Non fanno parte del testo della norma: dicono quale atto l’ha modificata e che cosa ha disposto. Quale versione sia nata da quale intervento il testo non lo dice, e non lo deduciamo.

Corte costituzionale

1

La Corte costituzionale con sentenza 13-21 aprile 1989, n. 229 (in G.U. 1a s.s. 26/04/1989, n. 17) ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del terzo comma, lettera p) del presente articolo "nella parte in cui prevede l'adozione da parte del Consiglio dei ministri delle determinazioni concernenti l'annullamento straordinario degli atti amministrativi illegittimi delle Regioni e delle Province autonome".

Successivamente la Corte Costituzionale

5

Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 10 - 14 dicembre 1998, n. 408 (in G.U. 1a s.s. 16/12/1998, n. 50), ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale dell'art. 8, comma 5, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59 (che ha abrogato le parole "gli atti di indirizzo e coordinamento dell'attivita' amministrativa delle regioni e, nel rispetto delle disposizioni statutarie, delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano" dell'articolo 2, comma 3, lettera d), della presente legge).

Testo vigente dal 16 settembre 1999

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Corte costituzionale

Questa norma è stata dichiarata illegittima. La declaratoria la rimuove con effetto retroattivo: vale anche per i rapporti sorti prima, se non esauriti.

  • Sentenza n. 229/1989

    Ha colpito questo articolo
    21 aprile 1989

    Il potere di annullamento straordinario degli atti amministrativi illegittimi delle Regioni e Province autonome, attribuito al Consiglio dei ministri dall'art. 2, terzo comma, lett. p), della legge 23 agosto 1988, n. 400, per essere esercitato da un soggetto esterno all'amministrazione che ha posto in essere l'atto nei confronti di atti viziati da illegittimità, va ricondotto, in generale, al controllo di legittimità sugli atti ed, in particolare, alla disciplina del controllo di legittimità sugli atti amministrativi delle Regioni dettata dall'art. 125 Cost. Con tale disciplina, posta a garanzia di una autonomia compiutamente definita dalla Costituzione e perciò tassativa ed insuscettibile di estensione da parte del legislatore ordinario, è incompatibile la norma impugnata, che prevede un controllo esercitato, in forma accentrata, dal Governo, laddove l'art. 125 Cost. prevede che il controllo di legittimità sugli atti amministrativi della Regione avvenga da parte di un organo dello Stato "in forma decentrata".

    Art. 2 Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 242/1989

    Questione infondata
    28 aprile 1989

    L'assoluta carenza di motivazione del ricorso introduttivo del giudizio di legittimità costituzionale in via principale impedisce alla Corte costituzionale tanto di determinare in modo inequivoco l'oggetto del giudizio, quanto di verificare la sussistenza in concerto dell'interesse a ricorrere (Inammissibilità della questione id legittimità costituzionale dell'art. 2, terzo comma, lett. p, della legge 23 agosto 1988 n. 400, nella parte in cui riferisce l'annullamento straordinario ivi previsto agli atti amministrativi degli enti dipendenti dalla regione e degli enti locali, non potendosi individuare in base al ricorso il 'thema decidendum' ne' determinare con esattezza il 'petitum').

    Art. 5 cost. · Art. 116 cost. · Art. 6 cost. · Art. 125 cost.

    Leggi la pronuncia
Altre pronunce che richiamano l’articolo (5)

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

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urn:nir:stato:legge:1988-08-23;400~art2 · fonte su Normattiva