Nei casi di morte del dipendente in attivita' di servizio l'indennita' di buonuscita maturata e' corrisposta al coniuge superstite - salvo il caso di cui al terzo comma del presente articolo - ove non esista sentenza di separazione personale, passata in giudicato, pronunciata per colpa sua o di entrambi i coniugi. In mancanza del coniuge, o se questi non ne abbia diritto, l'indennita' spetta, divisa per capi, ai figli minori nonche' ai figli maggiorenni inabili permanentemente a proficuo lavoro. Nei casi di concorso del coniuge superstite con i figli nati dal suo matrimonio con il dipendente, l'indennita' e' corrisposta per intero al coniuge superstite; ove questo concorra oltre che con i figli nati dal suo matrimonio con il dipendente anche con i figli nati da precedenti matrimoni del dipendente stesso, l'indennita' di buonuscita e' corrisposta per meta' al coniuge superstite e per l'altra meta', ripartita per capi, ai figli nati dai precedenti matrimoni del dipendente stesso. Nei confronti dei figli devono sussistere le condizioni di cui al secondo comma del presente articolo. In mancanza delle persone di cui ai precedenti commi l'indennita' di buonuscita viene corrisposta, ripartita per capi, ai discendenti in linea diretta del dipendente deceduto. In mancanza anche delle persone di cui al precedente comma l'indennita' di buonuscita viene corrisposta agli ascendenti, se a carico del dipendente defunto, nonche' ai fratelli e sorelle, se conviventi ed a carico, di eta' non superiore ai 21 anni, oppure di qualsiasi eta' se inabili permanentemente a proficuo lavoro. La buonuscita e' corrisposta in ragione della meta' se l'avente causa e' uno solo, ed in misura intera, ripartita per capi, se gli aventi causa sono due o piu'. Ove non esistano persone aventi diritto all'indennita' di buonuscita secondo le norme precedenti, l'Opera ha facolta' di corrispondere, a titolo di sussidio, un decimo dell'indennita' medesima tanto a chi abbia avuto cura del dipendente nella sua ultima malattia, quanto a chi abbia sostenuto le spese di sepoltura. I due decimi sono cumulabili a favore di una sola persona. 5

Gli interventi su questo articolo(1)

Non fanno parte del testo della norma: dicono quale atto l’ha modificata e che cosa ha disposto. Quale versione sia nata da quale intervento il testo non lo dice, e non lo deduciamo.

Corte Costituzionale

5

La Corte Costituzionale, con sentenza 24-28 maggio 1999, n. 195 (in G.U. 1a s.s. 02/06/1999, n. 22) ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente articolo "nella parte in cui esclude che, nell'assenza dei beneficiari ivi indicati, l'indennita' di buonuscita formi oggetto di successione per testamento o, in mancanza, per legge".

Testo vigente dal 3 giugno 1999

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Corte costituzionale

Questa norma è stata dichiarata illegittima. La declaratoria la rimuove con effetto retroattivo: vale anche per i rapporti sorti prima, se non esauriti.

  • Sentenza n. 195/1999

    Ha colpito questo articolo
    28 maggio 1999

    È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 3 Cost., l'art. 16 della legge 14 dicembre 1973, n. 829 (Riforma dell'opera di previdenza a favore del personale dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato), nella parte in cui esclude che, nell'assenza dei beneficiari ivi indicati, l'indennità di buonuscita formi oggetto di successione per testamento o, in mancanza, per legge. Infatti, posto che le predette indennità costituiscono una porzione del compenso dovuto per il lavoro prestato, la cui corresponsione è differita - in funzione previdenziale - al fine di agevolare la selezione di eventuali difficoltà economiche che possano insorgere nel momento in cui viene meno la retribuzione, e che tale funzione assume rilievo in ragione della peculiare integrazione di quei soggetti nel nucleo familiare del 'de cuius', dal quale essi ricevevano un sostentamento, venuto a cessare in tutto o in parte dopo la sua morte; appare evidente che in assenza dei soggetti stessi la menzionata funzione previdenziale perde quella rilevanza tipica, espandendosi in tutta la sua portata la natura retributiva dell'indennità; con la conseguenza che la devoluzione 'mortis causà di questa deve rimanere soggetta alle generali regole successorie. Pertanto, data la connotazione unitaria, per natura e per funzione, di tutte le indennità di fine rapporto, <<è sufficiente in questa sede ribadire che essa comporta la generale applicabilità a qualsiasi tipo di rapporto di lavoro subordinato dei relativi principi informatori della materia e, in particolare, delle disposizioni sulla successione ereditaria>>. - Cfr., tra le molte, S. nn. 243/1993 e 99/1993, con le quali, all'esito di una complessa fase di evoluzione giurisprudenziale, la Corte <<è definitivamente pervenuta al superamento dell'iniziale affermazione del carattere meramente previdenziale dei vari trattamenti di fine rapporto nel settore pubblico, dei quali - così come in precedenza era avvenuto per quelli del settore privato - è stata infine esplicitamente riconosciuta l'essenziale natura di retribuzione differita, pur se legata ad una concorrente funzione previdenziale>>. - In ordine alle pronunce di illegittimità costituzionale delle analoghe normative disciplinanti l'attribuzione ai superstiti nella forma indiretta delle diverse indennità di fine rapporto nei settori privati e pubblici, v., in particolare, S. nn. 243/1997, 106/1996, 319/1991, 471/1989, 8/1972. red.: G. Leo

    Art. 16 Riforma dell'Opera di previdenza a favore del personale dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato

    Leggi la pronuncia
  • Ordinanza n. 453/2000

    Questione infondata
    31 ottobre 2000

    Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, sesto comma, della legge 14 dicembre 1973, n. 829 - denunziato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui subordina la possibilità della successione nel diritto alla indennità di buonuscita, da parte degli eredi legittimi del dipendente delle Ferrovie dello Stato (nella specie il fratello) alla vivenza a carico ed al requisito dell'età (21 anni), ove non vi sia inabilità permanente a proficuo lavoro - per la palese erroneità del presupposto da cui muove il Tribunale rimettente con il richiedere una pronuncia incidente sui requisiti dettati per beneficiare 'iure propriò della indennità in questione, invocando a comparazione discipline dirette a regolarne la trasmissibilità 'iure successionis' (art. 2122 c.c., per i lavoratori subordinati privati; art. 5 d.P.R. 1973 n. 1032, per i dipendenti dello Stato). - v., nello stesso senso su questione sostanzialmente identica, ord. n. 223/1999 e le sentt. nn. 243/1993, 99/1993, 106/1996, 243/1997 e 195/1999 (recante parziale declaratoria di incostituzionalità dello stesso art. 16 l. n. 829 del 1973). A.M.M.

    Art. 3 cost. · Art. 16 Riforma dell'Opera di previdenza a favore del personale dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato · Art. 5 Testo unico prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato

    Leggi la pronuncia
  • Ordinanza n. 223/1999

    Questione infondata
    3 giugno 1999

    Manifesta infondatezza delle questioni, in quanto - a prescindere dalla non pertinenza, nella fattispecie, del parametro dell'art. 36 Cost., non essendo il principio di proporzionalità rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato in servizio dal 'de cuius' minimamente scalfito dalla previsione di una specifica forma di devoluzione 'iure propriò soltanto a taluni superstiti (ferma restando, in assenza di questi, la generale spettanza per successione, testamentaria o legittima) - la Corte, in considerazione dell'ingiustificata previsione, nella materia, di vocazioni anomale prive di un razionale fondamento legato alla prioritaria tutela di esigenze di solidarietà familiare, ha dichiarato la illegittimità costituzionale - <<nella parte in cui non prevede che, nel caso di morte del dipendente statale in attività di servizio, l'indennità di buonuscita competa, nell'assenza degli altri soggetti ivi indicati, ai fratelli ed alle sorelle del 'de cuius' solo a condizione che gli stessi vivessero a carico di lui>> - proprio dell'art. 5, primo comma, del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032, contenente la normativa richiamata dai rimettenti quale 'tertium comparationis' onde prospettare la paventata lesione del principio di eguaglianza. - Cfr. S. n. 195/1999, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 16 della legge 14 dicembre 1973, n. 829 (Riforma dell'opera di previdenza a favore del personale dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato), <<nella parte in cui esclude che, nell'assenza dei beneficiari ivi indicati, l'indennità di buonuscita formi oggetto di successione per testamento o, in mancanza, per legge>>. - V., inoltre, S. nn. 106/1996 e 243/1997. - Con le S. nn. 99/1993 e 243/1993, la Corte <<superando l'iniziale affermazione del carattere meramente previdenziale del complesso dei trattamenti di fine rapporto nel settore pubblico, ne ha definitivamente riconosciuto l'essenziale natura di retribuzione differita, pur se legata ad una concorrente, funzione previdenziale, sottolineando come il relativo trattamento faccia parte integrante del patrimonio del 'de cuius' e costituisca una porzione del compenso dovuto per il lavoro prestato, la cui corresponsione viene differita, appunto in funzione previdenziale, al fine di agevolare la soluzione di eventuali difficoltà economiche che possono insorgere nel momento in cui viene meno la retribuzione>>.

    Art. 3 cost. · Art. 36 cost. · Art. 16 Riforma dell'Opera di previdenza a favore del personale dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato · Art. 5 Testo unico prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato

    Leggi la pronuncia

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

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