Art. 412-bis c.p.c. — Procedibilita' della domanda
ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183
Testo vigente dal 24 novembre 2010, tuttora in vigore · versione 138 su Normattiva
ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183
Testo vigente dal 24 novembre 2010, tuttora in vigore · versione 138 su Normattiva
Spiegazione
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3 versioni dal 1998
Le massime del Massimario della Corte costituzionale: che cosa la Corte ha detto di questa norma, non soltanto come sono finite le questioni.
Lavoro (controversie in materia di) - Tentativo di conciliazione obbligatorio, ex art. 410 cod. proc. civ. - Ritenuta applicabilità anche nel procedimento per decreto ingiuntivo - Lamentata lesione del principio di eguaglianza e del diritto alla tutela giurisdizionale - Presupposto interpretativo erroneo - Questione già decisa - Ininfluenza del nuovo parametro evocato - Manifesta infondatezza della questione.
Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 412-bis cod. proc. civ., nella parte in cui non imporrebbe il tentativo obbligatorio di conciliazione, nelle controversie di lavoro, anche nel procedimento d'ingiunzione. Tale questione, infatti, è già stata ritenuta non fondata - per erroneità del presupposto interpretativo - con la sentenza n. 276 del 2000. M.R.
Riguarda ancheart. 39 d.lgs. 80/1998
Processo civile - Controversie in materia di lavoro - Disciplina - Proponibilità delle domande giudiziali subordinata al decorso del termine per espletamento del tentativo obbligatorio di conciliazione - Ritenuta trasformazione di una condizione di procedibilita' in una di proponibilità - Ricorsi di giudici unici del lavoro del tribunale di brescia, per conflitto di attribuzione tra poteri dello stato, nei confronti del consiglio dei ministri, in relazione a tale disciplina - Asserita limitazione all'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale, con violazione delle attribuzioni dell'autorità giudiziaria, ed inoltre del principio di ragionevolezza, di quelli di eguaglianza e di buon andamento ed infine dei limiti fissati dalla legge delega alla funzione legislativa delegata del governo - Richiesta di autorimessione, previa sospensione del giudizio di ammissibilità del conflitto, di questione di legittimita' costituzionale della stessa normativa - Delibazione preliminare di ammissibilità dei ricorsi - Insussistenza, sotto ogni profilo, della materia di un conflitto - Inammissibilita' del conflitto.
Sono inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevati da giudici del lavoro del Tribunale di Brescia - al di fuori di processi determinati - nei confronti del Consiglio dei ministri, in relazione alla disciplina processuale delle controversie in materia di lavoro nel settore del pubblico impiego, specificamente impugnata la' dove dispone che l'espletamento del tentativo obbligatorio di conciliazione nel termine previsto e' condizione di proponibilita', anziche' di procedibilita', delle domande giudiziali; disciplina alla quale si imputa, in particolare, la limitazione al pieno esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale e la lesione delle attribuzioni costituzionali dell'autorita' giudiziaria. Difetta, infatti, sotto ogni profilo la materia di un conflitto e va ribadita l'inammissibilita' - gia' dichiarata in un analogo conflitto - in ragione sia della palese inidoneita' della disciplina impugnata a ledere le attribuzioni costituzionali del giudice, riguardando essa unicamente le modalita' di esercizio dell'azione, sia dell'impropria utilizzazione dello strumento del conflitto, in luogo dell'incidente di costituzionalita' delle norme verso le quali si indirizza la specifica impugnativa, in quanto fatta al solo fine di ottenere in via indiretta una declaratoria di illegittimita' svincolata dal necessario contesto processuale. - v. anche ordinanza n. 398/1999 per l'inammissibilita' di analogo conflitto.
Riguarda ancheart. 19 d.lgs. 387/1998art. 69 d.lgs. 29/1993
Lavoro (controversie in materia di) - Tentativo di conciliazione - Obbligatorietà quale condizione di procedibilita' - Lamentato eccesso di delega, nonche' asseriti ostacoli allo svolgimento della giurisdizione e ritardi limitanti inutilmente il diritto di azione - Insussistenza delle doglianze e ragionevolezza della disciplina - Non fondatezza della questione.
L'interpretazione logico-sistematica dell'art. 11, comma 4, lett. g) della legge di delega 15 marzo 1997, n. 59 induce a ritenere che l'affidamento al legislatore delegato della messa a punto di "procedure stragiudiziali di conciliazione e arbitrato" comprenda anche l'introduzione del tentativo obbligatorio di conciliazione nelle controversie sul rapporto di lavoro privato 'ex' art. 409 cod. proc. civ. D'altra parte, la tutela del diritto di azione non comporta l'assoluta immediatezza del suo esperimento e la disciplina del tentativo obbligatorio di conciliazione 'de quo' si ispira a criteri che rendono intrinsecamente ragionevole il limite dell'immediatezza della tutela giurisdizionale. Non e', pertanto, fondata la questione di legittimita' costituzionale degli art. 410, 410bis e 412bis cod. proc. civ., nel testo risultante dalle modifiche introdotte dagli artt. 36, 37 e 39 d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, e dall'art. 19 d.lgs. 29 ottobre 1998, n. 38, impugnati, in riferimento agli artt. 76, 3 e 24 della Costituzione, in quanto, nel rendere obbligatorio il tentativo di conciliazione nelle controversie di lavoro ex art. 409 cod. proc. civ., avrebbero ecceduto i limiti della delega conferita con il menzionato art. 11, comma 4, lett. g), introducendo un inutile ostacolo allo svolgimento della giurisdizione. Precedenti: - sent. n. 15/1999, sent. nn. 126 e 163/2000 sui criteri da seguire nell'esame delle leggi di delega finalizzato alla valutazione della conformita' ad esse delle normative delegate. L.T.
Riguarda ancheart. 37 d.lgs. 80/1998art. 19 d.lgs. 387/1998art. 410-bis Codice di procedura civileart. 36 d.lgs. 80/1998art. 39 d.lgs. 80/1998art. 410 Codice di procedura civile
Lavoro (controversie in materia di) - Tentativo di conciliazione - Ritenuta inapplicabilità del patrocinio a spese dello stato - Conseguente possibile rinuncia alla giurisdizione da parte del lavoratore aspirante al beneficio - Difetto di rilevanza - Manifesta inammissibilità della questione.
Manifesta inammissibilita' - per difetto di rilevanza - della questione di legittimita' costituzionale degli artt. 410, 410bis e 412bis cod. proc. civ., nel testo risultante dalla modifiche introdotte dagli artt. 36, 37 e 39 d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80 e dall'art. 19 d.lgs. 29 ottobre 1998, n. 387, impugnati, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono che al tentativo obbligatorio di conciliazione relativo alle controversie in materia di rapporto di lavoro privato si applichi il patrocinio a spese dello Stato. L.T.
Riguarda ancheart. 36 d.lgs. 80/1998art. 410-bis Codice di procedura civileart. 410 Codice di procedura civileart. 39 d.lgs. 80/1998art. 37 d.lgs. 80/1998art. 19 d.lgs. 387/1998
Lavoro (controversie in materia di) - Procedimento monitorio - Mancata inclusione nell'elenco dei procedimenti sottratti al tentativo obbligatorio di conciliazione - Presupposto interpretativo erroneo - Non fondatezza della questione.
Non e' fondata la questione di legittimita' costituzionale dell'art. 412bis cod.proc.civ., nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall'art. 39 d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, impugnato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui non inserisce il procedimento monitorio nell'elenco dei procedimenti sottratti al tentativo obbligatorio di conciliazione. Il presupposto interpretativo da cui muovono i giudici rimettenti e', infatti, erroneo in quanto il tentativo obbligatorio di conciliazione e' strutturalmente legato ad un processo fondato fin dall'inizio sul contraddittorio sicche' appare incongruo interpretare la disposizione impugnata nel senso che essa preveda l'assoggettamento al suddetto tentativo di un procedimento in cui il contraddittorio e' differito, come il procedimento monitorio. L.T.
Riguarda ancheart. 39 d.lgs. 80/1998
LAVORO (CONTROVERSIE IN MATERIA DI) - DOMANDA GIUDIZIALE - CONDIZIONI - MODIFICHE DELLA NORMATIVA VIGENTE - PROPONIBILITA' DELLA DOMANDA NON PRIMA CHE SIA DECORSO IL TERMINE DI SESSANTA GIORNI (PER IL RAPPORTO DI LAVORO PRIVATO) E DI NOVANTA GIORNI (PER QUELLO PUBBLICO) DALLA PROMOZIONE DEL PRESCRITTO TENTATIVO DI CONCILIAZIONE - CONFLITTO DI ATTRIBUZIONI TRA POTERI DELLO STATO SOLLEVATO DAL PRETORE DI BRESCIA NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, IN RELAZIONE ALLE SUDDETTE DISPOSIZIONI, PER LA RITENUTA NON SPETTANZA AL GOVERNO DEL POTERE DI INSERIRLE, IN QUANTO IRRAGIONEVOLMENTE LESIVE DEL DIRITTO DEI LAVORATORI DI AGIRE IN GIUDIZIO E DI PRINCIPI DELLA LEGGE DI DELEGA, NEI DECRETI LEGISLATIVI IN CUI SONO CONTENUTE - NON INCIDENZA DELLE CONTESTATE NORME SULLE ATTRIBUZIONI COSTITUZIONALI DELL'AUTORITA' RICORRENTE - CONSEGUENTE INSUSSISTENZA, NEL CASO, DELLA MATERIA DI CONFLITTO DI COMPETENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE - INAMMISSIBILITA' DEL CONFLITTO E CON ESSO DELLA CONTESTUALE RICHIESTA PREGIUDIZIALE DEL RICORRENTE PER LA PROMOZIONE, DA PARTE DELLA CORTE, AL RIGUARDO, DI UNA QUESTIONE DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE.
Nell'esame delibativo previsto dall'art. 37, commi terzo e quarto, della legge 11 marzo 1953, n. 87, il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Pretore di Brescia, con ordinanza emessa al di fuori del processo, nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione alle disposizioni, in materia di controversie di lavoro, dell'art. 69, comma 3, del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 (come modificato dall'art. 19 del d.lgs. 29 ottobre 1998, n. 387) e dell'art. 412-bis, comma terzo, cod. proc. pen. (come modificato dal comma 9 dello stesso art. 19 del d.lgs. n. 387 del 1998) nelle parti in cui condizionano, a giudizio del ricorrente, la stessa proponibilita' (e non gia', come prima di dette modifiche e come previsto dall'art. 2, comma 1, lett. c) della legge di delega 23 ottobre 1992, n. 421, la mera procedibilita') delle domande giudiziali al decorso del termine, rispettivamente di sessanta giorni (per il rapporto di lavoro privato) e di novanta giorni (per quello pubblico) dalla promozione, presso le competenti sedi, del prescritto tentativo di conciliazione, deve essere dichiarato, per l'accertata inesistenza della materia di un conflitto (art. 37, quarto comma, citato) la cui risoluzione spetti alla competenza della Corte costituzionale, inammissibile. Le contestate norme - che, secondo il Pretore, in quanto lesive, per la limitazione temporale da esse posta all'esercizio del diritto del lavoratore, degli artt. 24 e 3, nonche' - in relazione ai su richiamati principi della legge di delega - degli artt. 76 e 77 Cost., non avrebbero potuto essere incluse dal Governo nei decreti legislativi dallo stesso emanati - sono infatti palesemente inidonee, per il loro contenuto, a ledere la sfera delle attribuzioni costituzionali del giudice, giacche' recano una disciplina che riguarda unicamente le modalita' dell'esercizio dell'azione e, dunque, interessano solo il diritto di difesa delle parti, la cui prospettata violazione viene a torto assunta come necessariamente menomativa di tali attribuzioni. Mentre e' chiaro che il ricorrente, nel chiedere alla Corte, nella stessa ordinanza-ricorso con cui ha avviato il conflitto, di sollevare a sua volta, in via pregiudiziale, in riferimento ai su richiamati parametri, nei confronti delle suddette norme, una questione di legittimita' costituzionale - concernente peraltro l'oggetto stesso del conflitto - tende solo ad ottenere surrettiziamente una declaratoria di illegittimita' costituzionale di detta normativa, laddove, a tal fine, ben avrebbe potuto utilizzare - non potendosene di certo escludere l'attivabilita' in concreto - il normale strumento del giudizio incidentale nel corso dei processi (a suo dire gia') instaurati davanti a lui.
Riguarda ancheart. 19 d.lgs. 387/1998art. 69 d.lgs. 29/1993
Massime dai dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0. Della Cassazione non ci sono: il suo archivio non è riutilizzabile.
Corte costituzionale
Pronunce che hanno deciso della sorte di questo articolo. Una questione respinta non modifica la norma.
dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 4, della legge 18 giugno 1998, n. 192 (Disciplina della subfornitura nelle attività produttive), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di L'Aquila con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consu…
ECLI:IT:COST:2004:163 · leggi il testo integrale
Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 412-bis ultimo comma, del codice di procedura civile, nel testo introdotto dall'art. 39 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisd…
ECLI:IT:COST:2001:29 · leggi il testo integrale
Riuniti i giudizi: a) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 410, 410-bis e 412-bis del codice di procedura civile, come modificati, aggiunti o sostituiti dagli artt. 36, 37 e 39 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdiz…
ECLI:IT:COST:2000:276 · leggi il testo integrale
Dichiara inammissibile, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, proposto dal Pretore di Brescia nei confronti del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 ottobre 1999. Il Presidente: Granata Il redatt…
ECLI:IT:COST:1999:398 · leggi il testo integrale
Qui l’articolo non era in discussione: è servito da metro per giudicarne un altro.
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 410-bis, comma secondo, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento all'art. 111, comma secondo, della Costituzione, dal Giudice unico del lavoro del Tribunale di Treviso con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22…
ECLI:IT:COST:2007:355 · leggi il testo integrale
Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.
Collegamenti
Art. 410-bis
ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183…
Art. 66
ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183…
Art. 65
ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183…
Art. 5 — Condizione di procedibilità e rapporti con il processo
… l'esperimento del procedimento di mediazione e' condizione di procedibilita' della domanda introduttiva del giudizio. L'improcedibilita' e' eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice non oltre la prima udienza. Il giudice, quando…
Art. 8 — Tentativo obbligatorio di conciliazione
… presentazione del ricorso di cui al comma 1 costituisce condizione di procedibilita' della domanda di risarcimento. E' fatta salva la possibilita' di esperire in alternativa il procedimento di mediazione ai sensi dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo…
Art. 5-sexies — Mediazione su clausola contrattuale o statutaria
… di mediazione, l'esperimento della mediazione e' condizione di procedibilita' della domanda giudiziale. Se il tentativo di conciliazione non risulta esperito, il giudice o l'arbitro, su eccezione di parte entro la prima udienza, provvede ai sensi dell'articolo…
urn:nir:stato:regio.decreto:1940-10-28;1443~art412bis · fonte su Normattiva