Nuove norme in materia previdenziale per il personale degli Enti locali

Art. 3 — Indennità premio di servizio nella forma indiretta

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A partire dalla data da cui ha effetto la presente legge, il diritto all'indennita' premio di servizio spetta, nell'ordine di precedenza specificato dalle lettere a) e b) del comma che segue, alle categorie - in detto comma indicate - di superstiti dell'iscritto che muoia in attivita' di servizio ovvero entro il triennio dalla cessazione senza aver conseguito, in quest'ultimo caso, l'indennita' premio nella forma diretta, purche' l'iscritto stesso, in entrambe le ipotesi, abbia maturato una anzianita' di almeno 15 anni utili ai fini della pensione indiretta a carico degli istituti di previdenza gestiti dal Ministero del tesoro ed un periodo di iscrizione, agli effetti del trattamento di previdenza dell'INADEL, non inferiore a due anni completi. Le categorie di superstiti aventi diritto, ai sensi del precedente comma, alla indennita' premio di servizio nella forma indiretta sono:

  • a)la vedova non separata legalmente per sentenza passata in giudicato e pronunciata per di lei colpa, oppure, nel caso di morte di iscritta che abbia contratto il matrimonio prima del cinquantesimo anno di eta', il vedovo non separato legalmente per sentenza passata in giudicato e pronunciata per di lui colpa purche', alla data di morte della moglie, risulti a carico di questa e sia inabile a proficuo lavoro ovvero abbia compiuto il 65° anno di eta';
  • b)la prole minorenne ed, in concorso con questa, la prole maggiorenne permanentemente inabile a lavoro proficuo, nullatenente ed a carico dell'iscritto alla data del decesso del medesimo; per le orfane e', inoltre, richiesta la condizione dello stato di nubile o di vedova. 5 6 7 10 I limiti minimi di 15 anni di servizio e di due anni di iscrizione, di cui al primo comma del presente articolo, non sono richiesti qualora i superstiti conseguano il diritto alla pensione indiretta di privilegio. Nel caso in cui l'iscritto, cessato dal servizio senza aver maturato il diritto a pensione, deceda entro il triennio dalla data di cessazione, i superstiti, indicati nel secondo comma, che abbiano ottenuto per tale motivo la concessione della pensione indiretta, conseguono il diritto all'indennita' premio di servizio. L'eventuale assegno vitalizio nel frattempo concesso e' revocato e le relative rate corrisposte vengono imputate sull'importo dell'indennita' premio di servizio. Ai fini dell'applicazione del presente articolo sono equiparati ai figli legittimi i legittimati per matrimonio o per decreto del Presidente della Repubblica sempre che' la legittimazione sia anteriore alla cessazione dal servizio, nonche' i figli naturali volontariamente riconosciuti o giudizialmente dichiarati anteriormente alla data di cessazione dal servizio, gli affiliati e gli adottivi sempreche' il decreto di affiliazione o di adozione sia anteriore alla data di cessazione dal servizio dell'iscritto. 1a 2 3
Gli interventi su questo articolo(7)

Non fanno parte del testo della norma: dicono quale atto l’ha modificata e che cosa ha disposto. Quale versione sia nata da quale intervento il testo non lo dice, e non lo deduciamo.

L. 7 febbraio 1979, n. 29

1a

La L. 7 febbraio 1979, n. 29 ha disposto (con l'art. 9) che "In deroga alla disciplina di cui agli articoli 2, 3 e 4 della legge 8 marzo 1968, n. 152, a coloro che si avvalgono della facolta' di ricongiungere presso le gestioni di cui agli articoli 1 e 2 della presente legge periodi di assicurazione presso la Cassa di previdenza per i dipendenti degli enti locali (CPDEL) che non abbiano gia' dato luogo a pensione, e' dovuta l'indennita' premio di fine servizio erogata dall'INADEL in misura corrispondente agli anni di servizio prestati e valutabili ai fini della misura di detta indennita'."

Corte Costituzionale

2

La Corte Costituzionale con sentenza del 25 luglio-6 agosto 1979 n. 115 (in G.U. 1a s.s. 8/8/1979, n. 217) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale dell'art. 3 della legge 8 marzo 1968, n. 152 (Nuove norme in materia previdenziale per il personale degli enti locali), nella parte in cui non comprende tra le categorie dei superstiti aventi diritto all'indennita' premio di servizio nella forma indiretta, rispettando l'ordine di precedenza ivi indicato, i collaterali inabili permanentemente a qualsiasi proficuo lavoro, nullatenenti e conviventi a carico dell'iscritto."

Corte Costituzionale

3

La Corte Costituzionale con sentenza del 7 maggio-25 giugno 1981 n. 110 (in G.U. 1a s.s. 1/7/1981, n. 179) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale dell'art. 3 della legge 8 marzo 1968, n. 152 (Nuove norme in materia previdenziale per il personale degli enti locali), nella parte in cui non comprende tra le categorie dei superstiti aventi diritto all'indennita' premio di servizio nella forma indiretta, rispettando l'ordine di precedenza indicato dall'art. 7 della legge 22 novembre 1962, n. 1646, i genitori ultrasessantenni o inabili a proficuo lavoro, nullatenenti e a carico dell'iscritto."

Corte Costituzionale

5

La Corte Costituzionale con sentenza del 4 - 14 luglio 1988 n. 821 (in G.U. 1a s.s. 20/7/1988, n. 29) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale dell'art. 3 della legge 8 marzo 1968, n. 152 (Nuove norme in materia previdenziale per il personale degli enti locali), nella parte in cui subordina il diritto dei collaterali dell'iscritto all'INADEL all'erogazione dell'indennita' premio di servizio nella forma indiretta alle condizioni della loro inabilita' a proficuo lavoro, della nullatenenza e della convivenza a carico dell'iscritto stesso."

Corte Costituzionale

6

La Corte Costituzionale con sentenza del 19 - 31 luglio 1989 n. 471 (in G.U. 1a s.s. 9/8/1989, n. 32) ha dichiarato "la illegittimita' costituzionale dell'art. 3, secondo comma, della legge 8 marzo 1968, n. 152 (Nuove norme in materia previdenziale per il personale degli enti locali) e successive modificazioni, nella parte in cui non prevede la possibilita' di disporre per testamento dell'indennita' premio di servizio, qualora manchino le persone indicate nella norma stessa."

Corte Costituzionale

7

La Corte Costituzionale con sentenza del 8 - 10 luglio 1991 n. 319 (in G.U. 1a s.s. 17/7/1991, n. 28) ha dichiarato "la illegittimita' costituzionale dell'art. 3, secondo comma, della legge 8 marzo 1968, n. 152 (Nuove norme in materia previdenziale per il personale degli enti locali), nella parte in cui non prevede la possibilita', per la indennita' premio di servizio, della successione ex lege, qualora manchino le persone indicate nella stessa norma."

Corte Costituzionale

10

La Corte Costituzionale con sentenza del 5 - 24 febbraio 1992 n. 63 (in G.U. 1a s.s. 4/3/1992, n. 10) ha dichiarato "la illegittimita' costituzionale dell'art. 3, secondo comma, lett. b), della legge 8 marzo 1968, n. 152 (Nuove norme in materia previdenziale per il personale degli Enti locali), nella parte in cui subordina il diritto della prole maggiorenne dell'iscritto all'I.N.A.D.E.L. deceduto in attivita' di servizio alla erogazione nella forma indiretta della indennita' premio di servizio alla condizione di essere permanentemente inabile a lavoro proficuo, nullatenente e a carico dell'iscritto alla data del decesso del medesimo; e per le orfane all'ulteriore condizione dello stato di nubile o di vedova."

Testo in vigore dal 5 marzo 1992 al 24 luglio 1997

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Corte costituzionale

Questa norma è stata dichiarata illegittima. La declaratoria la rimuove con effetto retroattivo: vale anche per i rapporti sorti prima, se non esauriti.

  • Sentenza n. 243/1997

    Ha colpito questo articolo
    18 luglio 1997

    Illegittimità costituzionale dell'art. 3, secondo comma, della l. 8 marzo 1968, n. 152, nella parte in cui prevede che, nell'assenza della persona ivi indicata, i collaterali non viventi a carico del 'de cuius' siano preferiti agli eredi testamentari e, in mancanza di questi, agli eredi legittimi, attesa l'irrazionalità della previsione di una vocazione anomala dell'indennità di buonuscita, la quale viceversa può trovare razionale fondamento e giustificazione, in considerazione della concorrente funzione previdenziale del trattamento stesso, soltanto sul presupposto che siano preferite persone integrate nel nucleo familiare del 'de cuius', dalla retribuzione del quale esse ricevevano un sostentamento, venuto a cessare, dopo la sua morte, in presenza, pertanto, di specifiche esigenze di solidarietà familiare, che, sole, possono giustificare la deviazione dai generali principi delle successioni legittime posti al titolo II del libro secondo del codice civile. - Sent. nn. 115/1979, 821/1988, 471/1989 e 319/1991. red.: F. Mangano

    Art. 457 c.c. · Art. 467 c.c. · Art. 468 c.c. · Art. 3 Nuove norme in materia previdenziale per il personale degli Enti locali

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 63/1992

    Ha colpito questo articolo
    24 febbraio 1992

    La sostanziale equiparazione che, come si riconosce in più pronunce della Corte costituzionale (v. massima A), sussiste ormai tra la indennità premio di servizio I.N.A.D.E.L. e la indennità di buonuscita E.N.P.A.S., non consente che, mentre la seconda, in caso di morte del dipendente, compete, nell'ordine, a norma dell'art. 5 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032, al coniuge superstite, agli orfani, ai genitori, ai fratelli e sorelle del dipendente deceduto in attività di servizio, senza alcuna condizione, la indennità premio di servizio, invece, spetti - come previsto dall'art. 3, secondo comma, lett. b) della legge 8 marzo 1968, n. 152 - nella forma indiretta, alla prole maggiorenne, solo se permanentemente inabile a proficuo lavoro, nullatenente e a carico dell'iscritto alla data del decesso del medesimo, e alle orfane solo se nubili o vedove. Pertanto l'art. 3, secondo comma, lett. b), della legge 8 marzo 1968, n. 152, va dichiarato illegittimo, in parte qua, per violazione dell'art. 3 della Costituzione.

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  • Sentenza n. 319/1991

    Ha colpito questo articolo
    10 luglio 1991

    L'indennità premio di servizio deve essere considerata, sia per effetto della nuova legislazione che per effetto dei numerosi interventi della Corte Costituzionale, come un trattamento di fine rapporto e, in particolare, come un diritto del lavoratore da lui conseguito durante la prestazione della sua attività lavorativa della quale è frutto, e pertanto entrata a far parte del patrimonio del dipendente, e possibile oggetto di successione ed anche di disposizione testamentaria, allo stesso modo di quanto avviene, a norma dell'art. 2122 cod. civ., per l'indennità di fine rapporto. Di conseguenza, ove manchino le persone che a norma dell'art. 3 l. 8 marzo 1968 n. 152 hanno titolo alla attribuzione indiretta della indennità (vedovi e vedove non separati, figli e genitori ultrasessantenni già a carico del dipendente ecc..), devono trovare applicazione le regole della successione 'ex legè. Deve, pertanto, essere dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 3, secondo comma, l. 8 marzo 1968, n. 152 nella parte in cui non prevede la possibilità, per l'indennità premio di servizio, della successione 'ex legè, qualora manchino le persone indicate nella stessa norma. - Sulla natura dell'indennità premio di servizio: S. nn. 208/1986, 703/1988 e 471/1989. - Sull'art. 2122, terzo comma, cod. civ.: S. n. 8/1972.

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Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

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